Il retro del palazzo su piazza Carlo Alberto
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TORINO IERI E OGGI

PALAZZO CARIGNANO. A “casa” di Vittorio Emanuele il primo parlamento italiano

Torino ha una seconda reggia dentro il suo centro storico, e questa reggia è palazzo Carignano. Quando venne concepito – nel 1679 – questa zona della città era ancora in buona parte da costruire. Il terreno venne scelto dal principe Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano detto “il Muto” per realizzare una nuova, imponente reggia che rivaleggiasse con il palazzo reale, anche perché si era in un momento di incertezza politica: il duca Carlo Emanuele II era morto e il principino designato a succedergli, Vittorio Amedeo II, era di fisico troppo debole. I Carignano, ramo laterale della famiglia regnante, sognavano la corona, e per sottolineare la loro importanza realizzarono questo immenso palazzo, incaricando della sua costruzione il più grande architetto che in quegli anni operava a Torino: Guarino Guarini. Il palazzo è stato il suo supremo capolavoro per quanto concerne l’architettura civile. Ci lavorò negli ultimi anni della sua vita, tanto che la piccola reggia venne ultimata solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1683.

La reggia si presentava, in quegli ultimi anni del XVII secolo, come un elegante edificio in mattoni rossi, dalla facciata principale che alternava armonicamente sezioni concave e convesse, e con il retro occupato da un vasto giardino all’italiana. Di quel giardino c’è ampia traccia nelle cartografie dell’epoca, che rivelano un bel gioco di siepi; tuttavia, esso venne cancellato nel momento in cui palazzo Carignano divenne sede del primo parlamento del regno di Sardegna.
 

Sì, perché la storia correva veloce, e il ramo laterale di Casa Savoia arrivò davvero a cingere la corona: l’algido Carlo Alberto divenne primo re dei Savoia-Carignano e diede a questo palazzo un’importanza centrale nella storia del Risorgimento italiano.

Affacciandosi alla balconata del Guarini, Carlo Alberto proclamò lo Statuto. E in questo palazzo nacque Vittorio Emanuele II, come testimonia l’imponente cartiglio bronzeo applicato sulla sommità dell’edificio. Dopo il 1848, i primi parlamentari avevano bisogno di un parlamento: venne scelto l’antico palazzo, e la prima seduta avvenne nell’emiciclo allestito nel salone guariniano.
 

Con la proclamazione del regno d’Italia, palazzo Carignano mostrò tutta la sua inadeguatezza: era piccolo, e per giunta con quei mattoni rossi che nel gusto dell’epoca erano associati ad un modesto provincialismo. La camera dei deputati di palazzo Carignano era ormai insufficiente per tutti gli eletti delle province italiane. Nel cortile venne quindi allestita una nuova aula in legno, contente 600 posti a sedere e 450 posti per le tribune. La prima seduta del parlamento avvenne il 18 febbraio 1861, non appena la struttura provvisoria fu pronta. Ma quella definitiva? Si alternarono decine di progetti, ma alla fine venne scelto il più grandioso: la creazione di una nuova ala del palazzo, con una facciata monumentale su quella piazza Carlo Alberto che dal 1842 aveva sostituito i vecchi giardini all’italiana.

Era il 1864, ed i lavori iniziarono poco prima che venisse resa nota la convenzione con la Francia in virtù della quale Torino perdeva il ruolo di capitale. Palazzo Carignano si rivelò una cattedrale nel deserto. Trovò la sua naturale destinazione solo molti anni più tardi, nel 1938, quando divenne sede del museo del Risorgimento.

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