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Coppia condannata a dieci mesi per stalking Il 60enne parte lesa: «Non riuscivo più a vivere»

LA FRASE SHOCK. Minacciano il vicino: «Farai la stessa fine delle vittime di Erba»

«Ero in cortile quando i vicini mi hanno detto che ci avrebbero fatto fare la stessa fine di quelli di Erba. Sono rimasto turbato e spaventato, pensando alla mia vita e a quella dei miei nipotini». A parlare è un 60enne, residente a Ivrea, perseguitato per anni dai propri vicini di casa tanto da arrivare a denunciarli per stalking.

Il processo si è concluso con la condanna di due persone a dieci mesi di reclusione e al pagamento di un risarcimento di 5mila euro. E la vicenda potrebbe anche non essere ancora finita, visto che i protagonisti della vicenda abitano ancora uno di fianco all’altro: una situazione che preoccupa il 60enne. Gli imputati erano Vincenzo Castiglione, 68 anni, e Carmela Spitaleri, di 59, difesi dall’avvocato Pierfranco Bertolino e accusati del reato di atti persecutori (stalking). La coppia è stata processata per una serie di azioni che avrebbe compiuto a partire dal 2011, da quando i rapporti con la vittima, loro vicino di casa, si sono fortemente deteriorati. Le parti avrebbero cominciato così a denunciarsi a vicenda. Ma per l’accusa sarebbero stati in particolare i due imputati ad andare oltre le righe, minacciando pesantemente e ripetutamente l’anziano vicino.

Ascoltato in tribunale, l’uomo ha riferito come il clima fosse diventato molto teso e le minacce sempre più gravi: «Una volta mi dissero che non avevano timore di ammazzarmi perché tanto in Italia nessuno va in galera o al massimo ci va quindici anni dopo». Parole che gli venivano indirizzate quando era solo, ma anche quando venivano a trovarlo i nipotini, che per l’accusa avrebbero ricevuto le stesse minacce. La coppia cercava poi di incrociare la strada del vicino, facendo finta di filmarlo e tenendolo sotto occhio dalle finestre. A questi comportamenti vanno aggiunti anche una serie di “piccoli” dispetti (petardi, rumori molesti, ecc) indirizzati contro l’anziano, i famigliari e le persone che frequentavano la sua casa.

L’episodio scatenante era avvenuto nel 2009 quando tra i vicini si arrivò, per motivi di diritti di passaggio, alla rissa: si sarebbero affrontati nel cortile comune alle due case armati di spranghe (oggetto di un separato procedimento penale).

L’atteggiamento degli imputati, con il passare degli anni, avrebbe quindi minacciato la salute e la tranquillità della vittima (costituita parte civile nel processo con l’avvocato Celere Spaziante). Questa situazione lo avrebbe prostrato al punto da indurlo in uno stato di costante ansia e paura per la propria incolumità e quella dei cari, spingendolo, per evitare i vicini, a cambiare abitudini e stile di vita.

Ovviamente la difesa ha lungamente sostenuto una tesi opposta. Il pubblico ministero Michela Bedognè, però, al termine della requisitoria ha ritenuto sussistessero elementi di colpevolezza al punto da chiedere la condanna dei due imputati a otto mesi. Il giudice Elena Stoppini ha accolto le tesi della pubblica accusa e della parte civile emettendo una sentenza di condanna per Castiglione e Spitaleri a dieci mesi con la sospensione condizionale dietro il riconoscimento di un risarcimento alla parte lesa di 5mila euro.

 

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