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Serafino Ferrino incassa la solidarietà del mondo cattolico. Divisi i sindaci del Canavese

BUFERA A FAVRIA Matrimonio gay, scoppia la polemica: presentato esposto alla magistratura

Non si placa la polemica nata dalle dichiarazioni del sindaco di Favria, Serafino Ferrino, che non vuole celebrare l’unione civile tra due uomini nel suo comune perché contraria alla propria morale.

E se da un lato il primo cittadino canavesano incassa la solidarietà di una certa parte del mondo cattolico (e non solo), dall’altra sono sempre più le associazioni in difesa dei diritti degli omosessuali che si stanno muovendo contro di lui. Il Gay Center ha presentato ieri mattina un esposto alla Procura di Torino e ai carabinieri dopo le dichiarazioni di Ferrino. «L’obiezione di coscienza non è prevista dalla legge e le parole di Ferrino sono una grave violazione dei diritti, oltre che della legislazione statale. Stiamo agendo contro tutti i Comuni che non applicheranno la legge», dichiara Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center.

Anche alcuni colleghi dell’amministratore favriese si sono pronunciati contro la sua decisione e di contro si dicono disponibili a celebrare l’unione al posto del comune di Favria. Tra i tanti quelli di due comuni confinanti: Gabriele Francisca, sindaco di Valperga, e Gianluca Quarelli di Rivara. «Per un principio di civiltà – ha dichiarato Francisca – e non è necessario aggiungere altro, mi rendo disponibile a sposare i due gay rifiutati dal sindaco di Favria» . Quarelli: «Rispetto le opinioni del collega Ferrino, ma non le condivido. Se volete sposarvi a Rivara siete i benvenuti. Libera Chiesa in libero Stato».

A prendere le difese di Ferrino è invece il Popolo delle Famiglie: «Siamo pronti a sostenere la decisione del sindaco anche in sede giurisdizionale e appoggiamo in pieno le sue idee. Ferrino è stato oggetto di tanti attacchi, tante telefonate anche sgradevoli solo per aver manifestato le sue idee. L’avvocato Gianfranco Amato, presidente di Giuristi per la Vita, come noi si è detto disponibile a difenderlo gratuitamente nelle eventuali sedi giudiziarie dove sarà chiamato a rispondere».

Anche sul quotidiano “La Croce” di Mario Adinolfi, ieri, è comparso un articolo dello stesso Adinolfi in difesa della scelta di Ferrino che a suo dire «non può essere costretto ad agire contro la sua etica». Insomma, la decisione di Ferrino sembra essere destinata a scatenare un dibattito di portata nazionale ovvero se per un amministratore, in questo caso il sindaco, è possibile attuare una sorta di “obiezione di coscienza” rifiutandosi di adempiere ad un atto del suo ufficio perché contrario ai propri principi etici e morali. In ogni caso è giusto ricordare come il primo cittadino, pur rifiutandosi di celebrare personalmente l’unione o concedere la delega a farlo, non abbia comunque vietato al responsabile dell’anagrafe locale (che ne ha il potere) di procedere.

 

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