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IL PROCESSO. Giocava con gli amici, morì a 13 anni: «Avevamo paura e così mentimmo»

«Avevamo paura delle conseguenze, per questo ci inventammo la storia della caduta in bicicletta». Così si sono giustificati gli amici di Davide Giovannini, il 13enne di Rondissone morto il 10 ottobre di tre anni fa a causa di una caduta in un edificio abbandonato del paese. E i suoi amici lo avevano portato fuori dal cantiere, mentre era ancora cosciente. Avevano chiamato i soccorsi e raccontato che c’era stato un incidente in bicicletta. Poi Davide era morto in ospedale.

Ieri, al tribunale di Ivrea, il processo è entrato nel vivo con la testimonianza dei nove ragazzi che si trovavano con lui quel fatale giorno. Imputati per i reati di omicidio colposo e per non aver vigilato sulla sicurezza del cantiere sono Diego e Roberto Giorgini, 86 e 52 anni, padre e figlio (difesi dall’avvocato Ezio Audisio), presidente il primo e amministratore delegato il secondo della Cei Costruzioni spa, proprietaria dello stabile di via Pascoli in cui è avvenuta la tragedia. I famigliari della giovanissima vittima, invece, si sono costituiti parte civile con gli avvocati Mario Benni ed Enrico Scolari.

I ragazzini, tutti dell’età circa di Davide, si erano ritrovati in via Pietro Micca poi si erano recati a giocare nello stabile, un edificio in costruzione dalla storia tormentata e mai terminato. «C’erano alcune assi all’entrata – ha raccontato un teste -. Sapevamo che era vietato l’ingresso, ma si poteva accedere comunque». I ragazzini hanno cominciato a giocare nei vari piani dell’edifi cio. Allegri e spensierati si rincorrevano finchè all’i mprovviso hanno sentito le urla di Davide. Il ragazzo era caduto da un buco nel pavimento per diversi metri, sbattendo violentemente la testa. «Abbiamo portato Davide fuori in strada, era ancora cosciente concordano tutti i ragazzi -. Quando è arrivata l’ambulan za avevamo paura perché sapevamo che lì non saremmo dovuti andarci e tutti insieme ci siamo accordati per raccontare la bugia della caduta in bicicletta».

Una bugia durata poco. Gli inquirenti e il medico legale, dopo accurate indagini, avevano scoperto che la caduta era invece avvenuta nel vicino stabile abbandonato. Il processo riprenderà il prossimo 17 ottobre con l’audizio ne degli altri testi dell’accu sa.

 

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