LA CONDANNA Caluso, abusi sulla nipotina: cinque anni e mezzo allo zio imprenditore

Caluso. Abusi sessuali sulla nipotina di sedici anni che le era stata affidata perché orfana. Con questa accusa è stato condannato a cinque anni e sei mesi lo zio 61enne, un noto imprenditore di Caluso. Si è concluso ieri pomeriggio il processo per il reato di violenza sessuale aggravata nei confronti di Aldo Lammardo, 61 anni di Caluso, difeso dagli avvocati Gian Paolo Zancan e Lorenzo Bianco. L’intero procedimento penale si è rigorosamente tenuto a porte chiuse, vista la delicatezza dell’argomento trattato. Vittima che all’epoca dei fatti, nel 2009, aveva sedici anni. La giovane rimasta orfana all’epoca fu affidata allo zio, l’imputato, affinché se ne prendesse cura. Le attenzioni dell’imputato, secondo l’accusa sostenuta dal pm Lea Lamonaca sarebbero andate ben oltre quelle che il vincolo parentale consente. Inizialmente il 61enne avrebbe fatto oggetto di attenzioni particolari la nipote. Poi avrebbe cercato di baciarla e di palpeggiarla in diverse occasioni. La ragazza avrebbe, quindi, cercato di sottrarsi ai presunti abusi dello zio, riparando presso altri parenti. Nonostante questo, l’imputato avrebbe continuato a frequentarla andando a prenderla anche a scuola. In una di queste visite, avrebbe condotto la ragazzina in un appartamento a sua disposizione dove le si sarebbe mostrato nudo. Nelle accuse però non si farebbe alcun cenno ad atti sessuali carnali. Tali abusi sarebbero proseguiti fino al 2011, quando la ragazzina avrebbe infine trovato il coraggio per confidarsi con una parente e, poi, denunciare tutto ai carabinieri. In passato l’imprenditore era già stato condannato, in primo grado ad Ivrea, nel 2013, per una violenza sessuale. Il reato sarebbe stato consumato nei confronti di una cameriera che lavorava nell’albergo Piccolo Principe di Caluso di cui Lammardo era proprietario. La condanna fu ad un anno e dieci mesi. Ieri il pm Lamonaca alla finedella requisitoria ha chiesto sei anni e sei mesi di condanna. All’uscita dall’aula il legale della parte offesa, l’avvocato Luca Fiore, ha così commentato: «Abbiamo chiesto un risarcimento di 30mila euro con la provvisionale che i giudici ci hanno poi riconosciuto, ovvero 15mila euro. A parte questo si tratta di una brutta e triste vicenda. Ora la ragazza si è rifatta una vita cercando di lasciarsi alle spalle quanto accaduto». Taglia corto, invece, la difesa: «Ricorreremo in appello» ha dichiarato l’avvocato Zancan lasciando il tribunale.

 

 

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