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Le famiglie avvisate soltanto il 9 settembre. La Cpd: «Così si nega il diritto alla scuola»

IL DISAGIO. Il trasporto disabili partirà in ritardo. Gli studenti di Torino a casa

 È uno di quei dazi che bisogna pagare all’inizio di ogni anno scolastico, un po’ come accade per l’apertura delle mense. Solo che qui non si tratta di doversi portare il panino al baracchino da casa. «Rimandare l’inizio del servizio di trasporto significa negare il diritto allo studio a 400 ragazzi che frequentano le scuole torinesi » è l’accusa lanciata dal direttore della Cpd, la Consulta per le persone in difficoltà, Gianni Ferrero, che in una lettera inviata al sindaco Chiara Appendino e agli assessori al Welfare e alla Scuola, Monica Schellino e Federica Patti, si è fatto portavoce dei patimenti dei genitori di una trentina di ragazzi che frequentano l’istituto Boselli di via Montecuccoli.

Storie simili a centinaia di altre e accomunate nella toccante testimonianza di uno dei genitori che dovranno attendere lunedì prossimo, 26 settembre, per vedere finalmente tornare in servizio i pulmini delle cooperative. «Sono il papà di un ragazzo disabile con sindrome pluridegenerativa – si legge nel racconto allegato alla lettera inviata in Comune -. Come me, molti genitori non portano i figli a scuola per impossibilità: si pensa che tutti abbiamo la macchina, ma così non è. Comunque si vocifera che tale non servizio sia da attribuire a mancanza di fondi. È veramente vergognoso che ad essere sempre penalizzati siano i più deboli, e sentirsi sempre dire dalle istituzioni la disponibilità a fare… niente».

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