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IL PERSONAGGIO Da Adinolfi alle pubblicazioni del ’97: la lunga inchiesta del pm Sparagna

Quella finita sotto la lente della magistratura è una organizzazione fluida, sostanzialmente priva di una struttura intesa in senso tradizionale, di gerarchie e di ruoli definiti. A differenza di altri fenomeni eversivi, non ci si devono aspettare covi, documenti segreti o lo strumentario abituale proprio delle “ordinarie” organizzazioni criminali, con la conseguenza che anche le tracce della sua azione sono inevitabilmente labili» . Questo scrive il giudice Anna Ricci nell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti degli appartenenti alla Federazione Anarchica Informale (Fai). Nella sua analisi, il gip ammette di «riprendere lo schema riportato dal pubblico ministero nella richiesta di misura» . E in effetti, il pubblico ministero si chiama Roberto Sparagna e di organizzazioni criminali “ordinarie” ne sa: è stato lui a coordinare le numerose inchieste (Minotauro su tutte) sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte e nel Torinese.

Ma questa indagine, che ha consentito di risalire all’identità di 15 personaggi che avrebbero compiuto atti di violenza con finalità di terrorismo, è stata probabilmente più complessa e articolata rispetto a quelle condotte contro la criminalità organizzata. «La condotta tenuta da molti degli odierni indagati – sottolinea il gip nel momento in cui analizza le carte del pm – è sintomatica del fatto che gli stessi si muovono in maniera estremamente accorta, in quanto sanno o temono di essere sotto la stretta osservazione delle forze dell’ordine. Così sono soliti colloquiare fra di loro in ambienti esterni e hanno cura in tali occasioni di lasciare a casa anche il telefono cellulare» . 

 

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