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Torino, strage evitata al campo nomadi di via Germagnano: il rogo sfiora le bombole del gas

TORINO. Poteva davvero finire in una strage. È ancora una volta la segnalazione di un rogo quella che arriva dal campo nomadi di via Germagnano dove nel fine settimana si è registrato l’ennesimo incendio ad un cumulo di rifiuti ammucchiati vicino all’ingresso dell’accampamento regolare. Le fiamme si sono alzate al cielo in men che non si dica e i vigili del fuoco, a seguito dell’ennesima segnalazione, hanno provveduto a recarsi sul posto per spegnere il rogo. Routine ormai. Peccato che a fianco di quelle masserizie ci fossero anche delle bombole del gas abbandonate. Bombole che sarebbero anche potute esplodere da un momento all’altro. Come denuncia la lista civica “Sicurezza e legalità”, che si è recata sul posto per un sopralluogo dell’accaduto. «I controlli dei vigili – spiegano i rappresentanti del comitato -, non fermano questi signori che mettono a repentaglio le loro vite e quelle dell’interno quartiere. Con incendi e odori terrificanti che stanno danneggiando la nostra salute».

Rifiuti ammassati sulle strade sono, invece, il panorama spettrale che si sono trovati davanti, nella giornata di sabato, gli operatori Amiat incaricati di ripulire via Germagnano. In mezzo alla discarica anche un motorino. Oltre ai classici segni dei falò che da qualche tempo interessano anche la baraccopoli non autorizzata sorta a fianco dell’Amiat. «Noi puliamo tutti i giorni – racconta uno dei ragazzi chiamati a portare a termine il gravoso incarico -, ma gli zingari, dopo 24 ore, riempiono il piazzale di altre porcherie. Lo fanno di proposito, perché i bidoni ci sono».

Anche sui social la notizia dell’ultimo rogo si è sparsa molto in fretta. Portando i cittadini, esasperati, ad assaltare i centralini delle forze dell’ordine o a criticare l’amministrazione che, di recente, ha detto sì anche all’installazione delle telecamere. «Basterebbe – spiega un residente -, applicare le leggi esistenti che vietano di accamparsi in aree non attrezzate. E più la metà di quelle persone sono tutte abusive».

 

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