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L’abbraccio in occasione della presentazione del libro “Viaggio nella Somalia italiana”

RIVAROLO CANAVESE. Ferito in battaglia a Mogadiscio, 23 anni dopo il parà Paglia incontra la crocerossina che lo curò

A 23 anni di distanza dalla cosiddetta battaglia del Checkpoint Pasta, combattuta a Mogadisco il 2 luglio del 1993, il tenente colonnello Gianfranco Paglia (che all’epoca dei fatti era sottotenente) ha riabbracciato l’infermiera della Croce Rossa Italiana, Vittoria Prono, che lo curò al suo arrivo all’ospedale militare americano. L’occasione è stata la presentazione del libro “Viaggio nella Somalia italiana“, avvenuta ieri a Rivarolo Cavanese (Torino) a cura dell’Associazione Paracadutisti del Cavanese.

UN VIAGGIO NELL’EX COLONIA

All’incontro erano presenti Gianfranco Paglia, Giampiero Monti e Massimiliano Zaniolo, medaglia d’oro, d’argento e di bronzo al valor militare. Una raccolta di immagini del viaggio di Umberto di Savoia in visita all’ ex colonia raccolte ed organizzate dal giornalista e reporter, paracadutista Alberto Alpozzi. Con l’autore c’era anche il dottor Mohamud Yassin della Ong Somalia Iida, un’organizzazione che opera con tre sedi in Somalia (Mogadiscio, Merca, Duusamareeb nella regione del Galgaduud), in Kenya (Nairobi) e, dal dicembre 2007, in Italia (Iida Italia Onlus, a Torino) e si occupa di emancipazione femminile.

OSPEDALE MILITARE INTITOLATO A PAGLIA FERITO IN SOMALIA
La presentazione del libro è stata quindi l’occasione per sancire due momenti dal forte impatto emotivo. Il primo: il dottor Yassin ha preannunciato l’intitolazione a Gianfranco Paglia dell’ospedale militare, controllato dal Ministero della Difesa somalo, di Mogadiscio per curare i disabili. Il secondo: a 23 anni di distanza dalla Battaglia del Checkpoint Pasta il tenente colonnello Paglia ha riabbracciato l’infermiera della Croce Rossa Italiana, Vittoria Prono, che lo curò al suo arrivo all’ospedale militare americano di Mogadiscio. Paglia fu colpito da tre pallottole (di cui una al polmone che causò un’emorragia interna e una al midollo spinale che lo costringerà alla sedia a rotelle per tutta la vita) mentre cercava di portare in salvo l’equipaggio di un blindato immobilizzato dal fuoco nemico. 

I RICORDI DEL PARA’
Un cumulo di ricordi e un aneddoto della crocerossina ha rivelato come l’allora parà Paglia insistesse per avere un paio di stivaletti americani e solo pochi giorni dopo avrebbe conosciuto l’esito delle gravissime ferite riportate per coordinare la difesa dei suoi uomini sotto il fuoco nemico. “Ogni volta che sarò invitato per ricordare e onorare il sacrificio dei nostri uomini – ha commentato la medaglia d’oro al valor militare, Gianfranco Paglia – io sarò sempre presente, lo ritengo un dovere comune, una forma di rispetto, un atto di civilta’”. 

 

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