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L’appello della donna, che vive insieme all’ex marito e al piccolo cane Taz

IL DRAMMA Ida rischia di nuovo lo sfratto. «Tornerò a dormire nell’auto»

Finiranno davanti al tribunale perché considerati morosi, dopo una vita passata a lottare per avere una casa senza barriere architettoniche. Ida, paraplegica di 50 anni, e Luigi, l’ex compagno di 51 anni, rivivono un film già visto. L’incubo di tornare in mezzo ad una strada, magari a dormire dentro una vecchia macchina, con il freddo e il gelo come unici compagni di vita. Come era già accaduto in passato, all’interno della piccola Fiat Panda allora parcheggiata davanti al comando della polizia municipale di via Bologna.

Il padrone del loro attuale alloggio, un monolocale di via Stresa, zona Borgo Vittoria, spinge per avere al più presto le mensilità arretrate: pena lo sfratto. Ma Ida e Luigi da gennaio non riescono di nuovo a pagare quell’affitto di 500 euro, necessario per rimanere con un tetto sopra la testa. Tanti soldi per chi vive con 700 euro mensili, tra invalidità e accompagnamento. E con un figlio, l’ex marito e un cane di 6 anni, Taz, da mantenere, i conti si fanno molto in fretta. La scelta è quasi obbligata: mangiare e tirare avanti o pagare le bollette e rimanere a stomaco vuoto. «Siamo da punto a capo – rivela la donna, paralizzata dalla pancia in giù dopo il terribile incidente stradale avvenuto nel luglio del 2008 -. Abbiamo problemi con l’affitto e ovviamente siamo indietro anche con bollette della luce e del gas. Non vogliamo soldi ma solo tenerci stretto questo tetto. Ma sarebbe gradita anche una casa popolare, però il nostro punteggio non è sufficiente. E in aggiunta la burocrazia non ci viene incontro, se penso che qualcuno – nel compilare le carte si è dimenticato di aggiungere lo sfratto dal Cottolengo».

I due hanno prontamente fatto ricorso spendendo 25 euro, ora aspettano una risposta. «Speriamo lo accettino anche se questo intoppo allungherà i tempi» commentano Ida e Luigi. «L’unica proposta che ho ricevuto in questi mesi ricorda Ida -, è stata quella di andare a dormire in via San Marino, in un ospizio. Con Taz in canile». Un suggerimento inadeguato che la donna ha immediatamente rifiutato. «Prima l’incidente mi ha tolto la possibilità di camminare – conclude Ida -. Poi ho avuto a che fare con veri sciacalli. L’unica speranza che ho per porre fine a questo incubo è quello di ottenere, prima o poi, la casa popolare che ovviamente tenga conto dei miei problemi fisici».

Philippe Versienti

 

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