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La domenica in via Massari vasca “per donne”. «Noi non rinunciamo alla nostra religione»

IL CASO. Il burkini in piscina, messo al bando in Francia: Torino lo “difende”

Il “burkini”, neologismo che vorrebbe sintetizzare in un unico concetto bikini e burqa, sta facendo discutere la Francia dopo la messa al bando da parte di alcune amministrazioni comunali e la forte presa di posizione del premier Manuel Valls, secondo il quale altro non sarebbe che «l’espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna», quindi, «incompatibile con i valori della Francia e della Repubblica». Dal Viminale, invece, il ministro Angelino Alfano taglia corto e non segue la linea dei cugini d’Oltralpe, tirandosi dietro le ire di Forza Italia e Lega Nord che vorrebbero importare il modello francese in Italia. «L’Italia è l’Italia, da noi non c’è il dilagare del fenomeno del burkini» ha commentato il ministro Alfano. «E la Costituzione prevede la libertà di culto». In mezzo c’è Torino, dove la questione non è più un tabù almeno da sette anni, quando venne sottoposta all’allora assessore all’Integrazione, Ilda Curti, tramite la lettera di un gruppo di ragazze mussulmane che chiedevano dove e come potessero praticare il nuoto, proponendo a Palazzo Civico la creazione di una vera e propria «piscina islamica».

IN VIA MASSARI VASCA PER SOLE DONNE

Ricevettero un rifiuto ma non indifferenza, tanto che «sfruttammo l’idea per creare uno spazio che permettesse a loro di nuotare in piscina senza escludere altre donne», racconta Curti che collaborò al progetto con la presidente Uisp, Patrizia Alfano, per creare nell’impianto di via Massari a Madonna di Campagna la “domenica delle donne”. Un progetto che permettesse a tutte le donne di sentirsi libere di andare in piscina senza avere attorno uomini, al di là del credo o di altre ragioni discriminatorie. «Se non si entra nel giudizio delle scelte personali, si creano spazi di libertà e la dimostrazione migliore viene dal fatto che le donne che hanno incominciato a frequentare la piscina, mussulmane o no, sono diventate amiche nel corso degli anni» commenta Curti. «Questo progetto ha dato la possibilità a noi italiane di conoscere queste donne e creare dei rapporti, perché il vero limite sta nel giudicare sempre dal di fuori, senza sapere che le prime donne marocchine ed egiziane indossavano il costume e il velo ma non certo per imposizione, dal momento che abbiamo incontrato i loro mariti e nelle loro stesse famiglie alcune lo fanno e altre no» sottolinea Patrizia Alfano.

IL PROBLEMA DELLA SOTTOMISSIONE NON E’ STATO TRASCURATO
 

Il problema della “sottomissione” non è stato certo lasciato sullo sfondo. «Anzi, lo pose proprio una donna iraniana che non indossava il cosiddetto “burkini” e accusò le altre donne di non essere libere: lei ha attaccato le ragazze che mettevano il velo, perché in Iran è imposto dallo Stato e non si tratta di un precetto religioso» precisa la presidente Uisp. «Il problema per alcune è politico, come in questo caso, per altre coprirsi o meno è una questione puramente religiosa». La piscina di via Massari ha chiuso temporaneamente a giugno, ma questo non sembra un ostacolo. «Sono stata a nuotare in una piscina comunale e ho visto una ragazza indossare in tutta tranquillità il suo costume integrale, era una sportiva e non aveva nessun problema a nuotare con gli altri» racconta Patrizia Alfano. «Penso sia questo il vero obiettivo, arrivare a far sì che possano frequentare tutti gli impianti, senza remore».


 

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