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La decisione del gip subito contestata dai pm Padalino e Rinaudo

IL CASO No Tav messo ai domiciliari dentro il presidio di Venaus

Venaus è il cuore della lotta No Tav e dal 2005 c’è il presidio dei militanti della prima ora. Una struttura in legno e cemento dove, anche d’inverno, c’è chi fa la guardia tutte le notti. Lì, dove da qualche settimana sono state montate le tende del campeggio estivo, Fulvio Tapparo, 64 anni, uno dei componenti degli Npa (Nucleo pintoni attivi – gruppo politico-gogliardico No Tav), trascorrerà la detenzione domiciliare perché coinvolto nei disordini avvenuti al cantiere di Chiomonte nel giugno del 2015. È stato lui, attraverso gli avvocati del “legal team” che difendono i No Tav a chiedere di passare il periodo di carcerazione nel luogo simbolo della lotta contro l’Alta Velocità. Il gip Luisa Ferracane, chiamata a decidere, ha ritenuto che il luogo fosse adatto e ha assecondato la richiesta del non più giovane attivista No Tav.

«Si può affermare – spiegano gli avvocati – che quella è la sua dimora abituale. Tanto è vero che quando i carabinieri gli notificarono l’ordine di custodia cautelare lo trovarono lì». Contestano la decisione i pm Antonio Rinaudo e Andrea Padalino che hanno chiesto la revoca del provvedimento e il ripristino della soluzione precedente (Tapparo era ospite in un’altra abitazione). Secondo la procura, la costruzione non ha numero civico e nemmeno i requisiti di abitabilità e la presenza di un elevato numero di attivisti complica i controlli.

 

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