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Don Angelo Bianchi: «Se hanno qualcosa da dirmi, si facciano vedere in faccia»

PROTESTA SHOCK Castellamonte, volantini contro chi accoglie rifugiati: nel mirino il parroco, il Papa e Renzi

Volantini contro il parroco del paese che aiuta gli immigrati. Lo spiacevole episodio è successo a Castellamonte, dove l’arrivo ad inizio giugno di una ventina abbondante di ragazzi, giunti in Italia dalla Nigeria, dal Ghana e dal Camerun, ha suscitato non pochi malumori nella popolazione. I giovani extracomunitari sono ospitati nella frazione di Spineto. Di loro si prende cura la Curia di Ivrea, grazie ad un progetto di prima accoglienza ed integrazione realizzato insieme all’opera del Divin Amore. La presenza dei nuovi arrivati ha creato nella comunità della popolosa borgata un serpeggiante malcontento, sfociato in un inatteso e anonimo volantinaggio al cianuro, andato in scena prima sui social network e poi nelle strade della città. Tra i destinatari della protesta in formato A4, oltre al presidente del consiglio, Matteo Renzi, a Papa Francesco e al privato proprietario della casa in affitto, che accoglie i richiedenti asilo, è finito pure l’arciprete locale, don Angelo Bianchi.
Il religioso è stato definito nei manifestini con il termine poco elegante di “collocatore” . I volantini sono stati
 subito fatti rimuovere dal Comune e poi consegnati alla forze dell’ordine, che stanno indagando su quanto accaduto. Sui fogli, abbandonati in paese, sono stati stampati anche un cuore, il simbolo dell’euro, un pallone, un telefonino, un divieto di svolgimento lavori e alcune frasi in italiano e in inglese, come “I love you Spineto. A big thank you! Avanti c’è posto, intanto paghiamo noi…”.
«I volantini non fermeranno la mia missione di accoglienza e integrazione – ha replicato con
 fermezza il parroco castellamontese, don Angelo Bianchi -. Se qualcuno ha qualcosa da dirmi, mi mostri il suo volto in modo che possa spiegargli le mie ragioni. Abbiamo deciso di accogliere e, possibilmente con l’aiuto di tutti, integrare questi ragazzi. Invece di stampare volantini, ci aiutino a trovare loro un posto di lavoro, magari in una tipografia. Non faccio né più né meno di ciò che mi è stato chiesto dal vescovo, che mi ha nominato delegato vescovile per l’accoglienza dei richiedenti asilo politico, e da Papa Francesco. Hanno fatto bene a ricordare nel volantino, che è un gesuita. Se qualcuno, ed è veramente “qualcheduno”, si illude che con due fogli e qualche pubblicazione su Facebook si fermi il flusso migratorio non sa in che mondo vive. Questa situazione è destinata a continuare fino a quando i popoli non inneggeranno alla pace».

 

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