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Morti da amianto, legali al contrattacco: “Dubbi enormi sulle effettive responsabilità dell’Ingegnere”

Processo Olivetti, la difesa chiede l’assoluzione per De Benedetti

Chiedendo l’assoluzione di Carlo De Benedetti “da tutti i capi d’accusa” l’avvocato difensore Tomaso Pisapia ha chiuso la sua arringa al processo, in corso a Ivrea, sulle morti da amianto fra gli ex lavoratori Olivetti. Per Pisapia ci sono “dubbi enormi” sulle effettive responsabilità dell’Ingegnere (processato con altri sedici imputati) e anche su “come si sono svolti i fatti”. L’avvocato ha detto inoltre che i documenti smentiscono, a differenza di quanto sostiene l’accusa, che nei cicli di lavorazione, in azienda, si usasse del talco contaminato da fibre di amianto. Il processo è stato aggiornato al 1 luglio. 
 
DIFESA: FILOSOFIA AZIENDA MAI CAMBIATA
“La filosofia di fondo della Olivetti, vale a dire la centralità e la protezione del lavoratore, non è mai cambiata” ha detto l’avvocato Tomaso Pisapia, difensore di Carlo Di Benedetti, nel corso del suo intervento al processo – ripreso questa mattina a Ivrea – per le morti da amianto fra gli operai. Pisapia ha criticato il modo in cui la procura eporediese ha impostato l’accusa, parlando di imputazioni “generiche” e “più adatte all’amministratore di una ditta con 50 dipendenti”. “De Benedetti – ha anche detto – oggi ha 82 anni. Ne ha spesi venti in questa città, prendendo un’azienda sostanzialmente decotta e portandola da mille a diecimila miliardi di fatturato, ed è un signore incensurato: eppure la procura non vuole nemmeno che gli si concedano le attenuanti generiche. Qui inoltre si contestano dei presunti mancati acquisti di mascherine, o l’assenza di ‘ispezioni visive’, al presidente di un’impresa con 60 mila dipendenti e sedi produttive sparse per il territorio”. Secondo la difesa, dopo l’ingresso di De Benedetti fu adottato un “effettivo ed efficace” sistema di deleghe in materia di prevenzione e sicurezza: i dirigenti avevano ampi poteri di gestione e di spesa.

FRASI PM DENIGRATORIE
Affermazioni denigratorieda parte della pubblica accusa: questo, invece, l’esordio dell’avvocato Elisabetta Rubini, difensore di Carlo De Benedetti al processo Olivetti. I pm, per l’ingegnere, avevano chiesto sei anni e otto mesi di reclusione. La penalista si è riferita alla frase secondo cui “la Olivetti degli anni Ottanta (quando De Benedetti era il presidente, ndr) era diversa dalla Olivetti di Adriano”. “Abbiamo invece dimostrato – ha replicato Rubini – quanto erano presi in considerazione, e quanto erano presidiati, i rischi per la salute dei lavoratori”. 

ARGOMENTI PM FRAGILI E FANTASIOSI
Fragili e fantasiosi“. Così Cesare Zaccone, uno degli avvocati difensori, ha definito, a sua volta, le argomentazioni portate dai pm al processo per i morti da amianto alla Olivetti, ripreso stamani a Ivrea: “Come diceva Flaiano – ha aggiunto – in certi momenti si hanno i piedi saldamente poggiati sulle nuvole”. Fra i diciassette imputati figurano gli imprenditori Carlo De Benedetti e Franco Debenedetti e l’ex ministro Corrado Passera. La procura eporediese ha mosso le sue accuse contro i vertici aziendali per le patologie che colpirono alcuni lavoratori. I difensori intervenuti oggi hanno messo l’accento sulla sicurezza dei luoghi. “Il consulente del pm – ha osservato Zaccone – ha svolto i suoi accertamenti sul cosiddetto capannone sud nel 2013, quando era dismesso da oltre 25 anni. E’ ovvio che lo abbia trovato in condizioni non buone. Ma all’epoca dei fatti la manutenzione c’era”. L’udienza, a causa dell’indisponibilità del locale di una scuola usato finora, si celebra in un’aula degli uffici giudiziari molto piccola che si è riempita rapidamente. Alcune persone non sono state fatte entrare per esaurimento dei posti a sedere.

 

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