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Cronaca

Calcioscommesse, l’ex portiere Paoloni: “Non ho ucciso nessuno. Era una malattia”

“Non ho ucciso nessuno e non ho fatto le cose di cui mi accusano”. Si difende così Marco Paoloni, uno dei protagonisti dell’inchiesta sulle scommesse nel mondo del calcio. “Ho iniziato con il poker online e poi sono passato alle scommesse aumentando sempre le puntate – ha rivelato al Corriere dello Sport -. E’ diventata una malattia e non me ne sono accorto in tempo”.
“Puntavo su basket, tennis e Hockey. La prima volta ho incontrato Pirani nel 2008 a una cena con 4-5 compagni dell’Ascoli, era amico di Sommese. Mi mancavano i liquidi per scommettere, mia moglie era arrabbiata perché si era accorta che nel conto corrente c’era qualcosa che non andava. Mi ricordai che Pirani mi aveva prospettato la possibilità di scommettere a credito tramite un suo amico”. E aggiunge: “Pirani mi presentò Erodiani. Con Bellavista ho parlato solo una volta a fine marzo, quando mi ha minacciato al telefono. Gli altri personaggi di questa vicenda non li ho mai sentiti.

Il Minias? Gioco in porta, avrei dovuto drogare i miei compagni quando mi bastavano due miei errori per far vincere la Paganese?”. Poi conclude: “E’ vero conosco Erodiani, ma se lui contattava altre persone e faceva altro, io non lo sapevo. Sono stato una pedina nelle sue mani. Ora ho la coscienza pulita perché ho ammesso le mie debolezze. Io però voglio tornare a giocare e mi sento ancora un calciatore. Il calcio è la mia vita, lo sport che amo da 20 anni”.

 

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