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Il Borghese

In memoria di Raphael e Red

Verrà il giorno in cui gli uomini giudicheranno l’uccisione di un animale come essi giudicano oggi quella di un uomo». Sono parole di Leonardo Da Vinci e sono vecchie di secoli. Ma tornano purtroppo di attualità quasi ogni giorno quando le cronache sono costrette a registrare le violenze gratuite contro gli animali. Specie contro quelli che, con l’egoismo che ci contraddistingue, eleggiamo a nostri compagni di vita, sprecando carezze e paroline dolci fin che ci fa comodo, per scaricarli poi come bambole di pezza al primo inconveniente. Come ogni anno questo è il periodo più difficile per i nostri amici. Il periodo in cui diventano ingombranti, scomodi, superflui per la famiglia che fa le valigie per le vacanze, che sogna il mare e i bagni in libertà e che, alla fine, si è stufato di quel “giocattolo” peloso che gironzola per casa in cerca di tenerezze. Sono i mesi dell’abbandono, dei canili stracolmi, dei gesti folli come quello di scaricare la bestiola su una strada o in un campo. Ma c’è anche di più, e di peggio. Può accadere, ed è accaduto a Torino pochi giorni fa, che due famiglie abbiano invece cercato per i loro cani, un golden retriever e un bolognese, un porto sicuro affidandoli ad un dog sitter, ossia ad una persona che garantiva, ma senza averne titolo, di poterli assistere, ospitare e curare con garbo e professionalità. Un errore fatale per le due povere bestiole che si chiamavano Raphael e Red. Il presunto dog sitter prima li ha chiusi in un furgone, abbandonato in strada chiuso sotto il sole e poi, accertato il decesso, li ha scaricati nelle acque del Po, come rifiuti. Infine, per giustificare in qualche modo la scomparsa degli animali ha finto di averli smarriti entrambi, in un parco della città. Tralascio per non scivolare nel melenso, il dolore delle famiglie, le lacrime dei bambini che in quei due cagnoloni avevano trovato il compagno inseparabile, per soffermarmi sull’impalpabile reazione della nostra giustizia. Per il dog sitter, che pare viva in una bella villa in collina – ottimo specchietto delle allodole per i suoi clienti – non si è andati oltre una denuncia a corollario di una brillante indagine dei carabinieri. L’ignobile figuro si evita così pure la gogna mediatica, in ossequio alle norme sulla privacy così utili quando non si vogliono pestare piedi troppo sensibili. Troppo poco, ci pare, per un atto premeditato di crudeltà, per lo spregio nei confronti delle bestiole e delle famiglie che glieli avevano affidati. Tornando a Leonardo, genio e animalista convinto, dobbiamo ammettere che, a secoli di distanza, nulla è cambiato. A dispetto della nostra decantata, umanissima, società dove i cani e i gatti che vivono in famiglia, sono più numerosi persino dei telefonini cellulari.

fossati@cronacaqui.it

 

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