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Crollo liceo Darwin, la mamma di Vito: “Vado in giro armata e seguo gli imputati”

 «Ho paura. So dove abitano gli imputati e vanno a fare la spesa. Lotto contro me stessa, ho un coltello nella borsa». La dichiarazione shock arriva poco prima della fine di un’udienza che fino a quel momento aveva regalato poco o quasi nulla. A prendere la parola in aula è Cin­zia Caggiano, la madre di Vito Scafidi, lo studente diciasset­tenne rimasto ucciso nel crollo del controsoffitto della IV B av­venuto la mattina del 22 novem­bre 2008 all’interno del liceo scientifico Darwin di Rivoli. Prima di uscire dalla maxi aula 1, la donna si rivolge al giudice Alessandra Salvadori e implora di aiutarla: «Giudice, la prego, mi aiuti lei».
Sono trascorsi ormai quasi tre anni da quel maledetto sabato di fine novembre, ma per la madre del povero Vito nulla è cambia­to, tutto è rimasto fermo all’istante in cui quella immane tragedia si è portata via per sem­pre suo figlio. «In prima supe­riore Vito aveva detto: “se devo morire, voglio farlo mentre mi diverto”. E invece è morto inse­guendo il suo futuro». È morto a scuola, Vito. È morto nella clas­se nella quale si recava tutti i giorni per seguire le lezioni, ri­spondere alle interrogazioni e superare gli esami. «Sulla Sme­moranda, nella pagina del pri­mo settembre, Vito aveva scritto che “il maggior rischio per uno studente è proprio un’interroga­zione a sorpresa”». Non poteva certo immaginare, Vito, che avrebbe incontrato sulla propria strada rischi ben più grandi di un’interrogazione a sorpresa. «Mio figlio – racconta ancora Cinzia Caggiano – è morto con gli occhi aperti e anche chi l’ha soccorso ha detto di non aver mai visto occhi tanto azzurri».

 

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