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Trent’anni di crimini tra droga e lupara all’ombra della Mole

Rocco Marando ha 44 anni e dal 30 maggio nessuno ha più sue notizie. Vive sotto scorta, protetto per quello che è: il pentito di ‘ndranghe­ta più prezioso. Colui che, con le sue dichiarazio­ni, unite a quelle di un altro collaboratore di giustizia, Rocco Varacalli, ha dato il via ad una serie di maxi-inchieste contro la criminalità orga­nizzata: Revange 1-2, Crimine 2, Minotauro, Il maglio.
Dell’esistenza del pentimento del fratello minore del boss Pasqualino Marando, le cronache ne sono venute a conoscenza il 20 maggio scorso, durante l’udienza preliminare a carico di Rosario Marando e Natale Trimboli (avvocati Lojacono e Bucci), Santo Giuseppe Aligi (difeso da Mario Santambrogio), Giuseppe Perre (avvocato Walter Campini); Gaetano Napoli (difeso da Aricò e Beatrice, tutti a vario e diverso titolo coinvolti nell’omicidio di Antonino e Antonio Stefanelli e Francesco Mancuso, uccisi a Volpiano nel 1997. Le dichiarazioni di Marando hanno risolto quel delitto ma hanno aperto anche uno spaccato sulle attività e il radicamento delle cosche in Piemonte negli ultimi trent’anni.

L’articolo di Marco Bardesono e altri particolari su CronacaQui in edicola il 23 giugno

 

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