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Cronaca

Boom di ritocchi dal chirurgo per non perdere il posto di lavoro

E’ boom di ritocchi per non perdere il posto di lavoro. Se la Grande Depressione del ’29 fece impennare le vendite di cosmetici e rossetti, la crisi degli ultimi anni ha aumentato il ricorso alla chirurgia plastica. Tra gli interventi più gettonati quelli più semplici di medicina estetica, come le iniezioni di botulino o filler, ma anche minilifting o blefaroplastiche. La nuova tendenza arriva dagli Usa, si sta diffondendo in Europa e anche da noi, come conferma Sergio Brongo, docente di chirurgia plastica alla Seconda Università di Napoli.

“Spesso la spinta – osserva – è il timore di perdere il lavoro che poi è più un’insicurezza di base che un problema oggettivo. Una volta operati ci si sente più sicuri a relazionarsi con i superiori”. A ricorrervi, ovviamente, le figure professionali medio-alte, non certo l’operaio che lavora in fabbrica. Ma non c’è solo il manager. “Scendiamo anche a livello di quadro o impiegatizio – dice ancora Brogo -, i quali magari lavorano in specifici settori, come quello bancario, a contatto con il pubblico”. Secondo stime e valutazioni dell’American Society of Plastica Surgeons riportate sul sito dell’Inail, negli ultimi anni il numero di chi si è concesso un intervento estetico è aumentato in modo inversamente proporzionale a chi ha perso il lavoro: 13 milioni di trattamenti lo scorso anno, il 5% in più rispetto al 2009. In forte incremento anche gli uomini che si sottopongono ad una plastica: nel 2010 ormai i ‘ritoccatì in Usa sono arrivati a circa un milione.

“La categoria più grande dei nuovi clienti è quella degli uomini di oltre 55 anni che hanno paura di perdere il lavoro”, spiega il presidente dell’Asps, Philip Haeck. Se la plastica nasale, la correzione degli zigomi e le tecniche per rassodare il seno rimangono gli evergreen per le donne, i maschi ricorrono al bisturi per eliminare le rughe attorno agli occhi allo scopo di darsi un’aria più giovane in ufficio. Diversa la situazione in Italia. Da noi continuano ad essere le donne le più tentate. Tra chi ricorre agli interventi lo sono il 65% contro un 35% di uomini, afferma Brongo spiegando che si tratta soprattutto non di vera e propria chirurgia, ma di medicina estetica: meno invasiva, meno costosa e meno impegnativa perchè non richiede una lunga convalescenza e, quindi, ci si può allontanare per poco tempo dal lavoro. Brongo ha anche commissionato un monitoraggio sulla stampa estera all’Osservatorio Nathan Il Saggio su cento testate da cui è emerso un vero e proprio boom di interventi chirurgici in proporzione al calo occupazionale. “Agli inizi degli anni trenta, dopo la crisi del 29, venne fatto in America uno studio da cui emerse l’aumento delle vendite dei trucchi, oggi si ricorre alle pratiche più moderne”

 

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