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Ai domiciliari dopo Minotauro rapina una banca a mano armata: “Dovevo pagare l’avvocato” (foto)

La malattia gli ha permesso di non finire in carcere con gli altri presunti ‘ndranghetisti arrestati nell’operazione Minotauro, ma non gli ha impedito di commettere una rapina a mano armata pochi giorni dopo. «Dovevo pagare l’avvocato», si è giustificato Giorgio Cotroneo Liporace, 50 anni, calabrese trapiantato a Beinasco, quando i carabinieri l’hanno fermato al termine di un inseguimento a folle velocità.

Insieme con due complici, stava fuggendo da una filiale della Cassa di Risparmio di Asti di Villafranca con un bottino superiore ai 20mila euro. Sospettato di aver ceduto una pistola ad un esponente della ‘ndrangheta, era rimasto coinvolto nella maxi-operazione di due settimane fa, ma gli erano stati concessi i domiciliari per motivi di salute.

Venerdì, con altri due pregiudicati calabresi, ha assaltato la banca. I tre hanno minacciato i dipendenti con due Smith & Wesson con il colpo in canna, hanno legato loro i polsi con fascette di plastica, si sono fatti consegnare il denaro e sono fuggiti a bordo di una Fiat Punto rubata in Barriera di Milano.

Ma i carabinieri del comando provinciale di Asti, grazie anche al supporto di un elicottero decollato da Volpiano, li hanno individuati poco dopo. Quando l’auto su cui viaggiavano è finita fuori strada, i due complici del 50enne hanno cercato di reagire. Uno ha avvicinato la mano alla pistola che teneva in tasca, e un militare è stato costretto ad esplodere un colpo in aria per convincerli a desistere. Liporace, invece, ha cercato di far perdere le proprie tracce fuggendo nei campi, ma i carabinieri hanno fermato anche lui e l’hanno condotto in carcere. “La sorpresa – ha detto il caitano Angelo Lano, comandante del reparto operativo – è stata scoprire che Liporace era agli arresti domiciliari da pochi giorni. Al momento dell’arresto – ha concluso il capitano – ha dichiarato di essere stato costretto a fare la rapina per pagare l’avvocato”.

Stefano Tamagnone – tamagnone@cronacaqui.it

 

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