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Torino, i segreti del boss D’Onofrio tra bische, ospizi e armi ai terroristi

 Case di riposo, bische, contatti con le brigate rosse. C’è di tutto nel panorama criminale che ruota attorno al nome di Francesco D’Onofrio, classe 1955, di Nichelino, reggente del “Crimine” fino allo scorso anno ed «esponente della costituenda “ca­mera di controllo”» e nuovamente raggiunto da un ordine di custodia cautelare nell’inchiesta Minotau­ro mentre già soggiornava in carcere. Una circostan­za, peraltro, che non aveva intaccato potere e autori­tà, dal momento che dal penitenziario continuava a dare ordini e far uscire messaggi per gli affiliati.
LA CASA DI RIPOSO
D’Onofrio, è annotato nell’ordinanza del gip Silvia Salvadori, « è amministratore unico della Ariete Srl (…) che ha come oggetto sociale l’attività di organiz­zazione, amministrazione e gestione delle case di riposo e affini ». Una di queste è la “Madonna delle Grazie” di Cintano.

L’articolo di Andrea Monticone su CronacaQui in edicola il 14 giugno

 

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