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Chivasso: «Elezioni drogate dalla ‘ndrangheta». L’ex sindaco attacca

«C’è un legame diretto tra l’elezione di Gianni De Mori a sindaco, e quanto accaduto a Chivasso mercoledì. Cioè l’arresto di Bruno Trunfio, vicese­gretario Udc, assessore “in pectore” nella nuova giunta De Mori. Per questo chiedo e formalizzerò tale richiesta nel primo consiglio comunale, le dimissioni del nuovo primo cittadino». Voce paca­ta, come sempre, quella di Bruno Matola, sindaco Pdl uscente, ex presidente nazionale dei giovani della San Vincenzo, sconfitto dalle urne.
Cosa sia il “legame diretto” Matola lo spiega: «Al primo turno ho sfiorato l’elezione, De Mori e la sua coalizione che ruotava intorno al Pd, era dietro di molto. Andiamo al ballottaggio e io perdo per trecento voti. Tra il primo e il secondo turno la coalizione di De Mori si è apparentata con l’Udc, che in prima battuta si è presentata autonomamen­te riuscendo a mettere insieme poco più di mille voti. Ovvio che senza Udc, De Mori non ce l’avreb­be fatta».
Il nuovo sindaco dovrebbe lasciare perché a Chi­vasso il partito di Casini sarebbe in mano ad ele­menti in odore di ‘ndrangheta e l’operazione “Mi – notauro” lo avrebbe dimostrato. «Bruno Trunfio (arrestato con il padre Pasquale e il fratello Giusep­pe) – sottolinea Matola – è il vicesegretario del partito, l’assessore designato dopo la trattativa con Pd e gli altri partiti del centrosinistra ed è da tempo l’anima dell’Udc. Per carità, io non formulo giudizi sulle persone, ma al posto di De Mori mi sentirei fortemente in imbarazzo. Se avessi anche solo il sospetto d’essere stato eletto grazie anche ad un solo voto della ‘ndrangheta mi dimetterei subito».

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