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Cronaca

Il giallo di Cora, l’amica scomparsa di Ylenia Carrisi: per il tribunale non ci sono speranze di trovarla viva

Nel giorno in cui un quotidiano tedesco rilancia l’ipotesi che Ylenia Carrisi sia ancora viva e si trovi in un convento, torna in mente il caso di un’altra donna scomparsa misteriosamente. Si chiamava Cora Ramos Rojas, era amica di Ylenia, ed era svanita nel nulla tre mesi prima della figlia di Al Bano e Romina. Ma secondo i giudici, Cora è morta. L’ha stabilito la Settima sezione del tribunale civile, che ha dichiarato la donna deceduta il giorno della sua scomparsa.

Abitava a Vinovo, Cora, in una villetta del villaggio ippico. Una vicina, il 25 aprile 1994, la sentì piangere, e il giorno dopo sparì. Per sempre. Lasciò una traccia e mezza: un fazzoletto sporco di sangue rinvenuto in camera da letto. E una fotografia in cornice adagiata sul mobile del soggiorno di cui molti si ricordavano, ma che nessuno riuscì mai a trovare. «Quella foto – rivelò un testimone interrogato da uno degli investigatori che si occupavano del caso – la ritraeva con Ylenia Carrisi». La figlia della coppia di cantanti più famosa d’Italia, scomparsa appena tre mesi prima. «Ci conoscemmo a Cellino San Marco – disse Al Bano – il mio paese. Scattammo delle foto insieme nella riserva naturale di Torre Guaceto».

Cora era stata ricevuta dalla famiglia Carrisi insieme con suo marito. Quel Felix Buitron Morales che ha chiesto al Tribunale di dichiarare l’ex consorte morta. Cora e Felix (nella foto, durante un viaggio in Guatemala nel 1985) si erano sposati a La Paz, nel settembre del 1970, e si erano trasferiti in Italia. Lui, ingegnere, lavorava a Milano, e venne travolto dalla passione per una segretaria. Lei, che trascorreva le sue giornate riordinando la casa e giocando a tennis, perse la testa per un pasticcere. Un matrimonio in declino, il loro. Una storia come tante, conclusasi con un finale da romanzo noir. Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1994, una vicina sentì la boliviana piangere. E il giorno dopo nessuno la vide più. «L’ho accompagnata fino a Marsiglia – disse Felix agli inquirenti, che considerarono le sue dichiarazioni “poco attendibili” – e si è imbarcata per l’America Latina». Il 6 giugno del 1996, il pm Sandro Ausiello chiese l’arresto del marito per uxoricidio, ma il gip si oppose, e nel 1997 il fascicolo venne archiviato. Felix sparì, e quando il caso venne riaperto nel 2003, nessuno riuscì a rintracciarlo. Dai boschi di Spotorno erano riemerse le ossa di un corpo femminile. Si ipotizzò che potesse trattarsi dei resti di Cora, ma la prova del Dna si rivelò inutile ai fini dell’identificazione, e l’inchiesta venne chiusa, ancora una volta.

La sentenza del tribunale civile, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 7 febbraio 2009, ha risolto una parte del giallo, stabilendo che Cora Ramos Rojas è deceduta nel giorno della sua scomparsa. Come sia morta la casalinga boliviana, e che fine abbia fatto il suo cadavere, però, la Settima sezione non lo dice. E tutte le ipotesi restano plausibili. Compresa quella dell’omicidio.

tamagnone@cronacaqui.it

 

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