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Il Borghese

La deriva di un mondo

Siamo forse noi che sbagliamo. Noi che ancora abbiamo la voglia (e perché no, anche il piacere) di discutere di calcio con gli amici, di vedere una partita allo stadio o sul divano di casa. Siamo noi che ci innervosiamo per un’occasione da gol mancata o per un fuorigioco millimetrico o un rigore non dato. Siamo noi che magari compriamo gadget, o bandiere o magliette celebrative, o anche solo i biglietti per lo stadio oppure gli abbonamenti alla pay tv. Peggio ancora: siamo noi che abbiamo magari la voglia di giocare a pallone a sbagliare.

Diciamocela tutta, siamo noi tifosi normali a sbagliare, noi appassionati di un calcio autentico, dove discutere di moduli (ma esiste ancora qualcuno che ricorda il famoso “W M”, il solo e unico “sistema”?), di “rabone”, passaggi illuminanti, pressing e contrattacco. Non sono gli altri a sbagliare: non sono i sedicenti tifosi che, tollerati o incoraggiati da buona parte del mondo pallonaro, trasformano gli stadi in trincee; non sono i faccendieri che presumono di poter cavare sangue dalle rape (nello specifico denaro dai calciatori, giocando su speculazioni immobiliari o giri di contante attraverso le casse delle società sportive); non sono i teorici del complotto, i dietrologi, i maneggioni e i disonesti, gli avidi, siano essi criminali di strada, mediocri pedatori o ex campioni applauditi a livello mondiale.

Un’altra inchiesta giudiziaria arriva a spazzare via gli ultimi residui di credibilità di un mondo che gioca sempre meno sui rettangoli verdi e sempre di più nei salotti del potere o nei caveau delle banche. E dire che calcio e scommesse sono termini che da decenni consideriamo inscindibili. Il terremoto degli anni ’80, le manette ai polsi di una generazione d’oro del pallone italiano (anche di colui che sarà poi Pablito per sempre) erano stati preceduti da ben altre storie, come dimostra uno scudetto revocato negli anni ’20 e che il Torino ancora reclama.

Attendiamo di capire come si muoverà la giustizia sportiva, ma onestamente ci importa poco di sapere che fine faranno i campionati di serie B o Lega Pro, quali squadre giocheranno in massima divisione e quali saranno punite per le loro responsabilità. Noi attendiamo risposte dalla giustizia ordinaria, perché questi scenari ci impediscono di liquidare il tutto come la solita sceneggiata alla ricerca della “combine”, del “biscotto” e via discorrendo: qui parliamo di sonniferi e farmaci somministrati ai giocatori perché perdessero le partite. Cosa c’entra il mondo dello sport in tutto questo? È una delle tante domande inquietanti che si pongo quelli che ancora vorrebbero divertirsi a parlare di calcio e bel gioco. Quelli che ancora una volta sbagliano tutto.

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

 

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