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Il Borghese

Che sberla, ragazzi

Hanno vinto gli outsider. Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli. Il malumore degli italiani ha punito i grandi partiti. Pdl e Lega, ma anche il Pd che pure canta vittoria, anche se gli attori che hanno recitato sul palco elettorale di solito fanno teatro in altre compagnie: sinistra estrema o Italia dei Valori. Chi voleva protestare, perché era scontento per il modo in cui la propria città era amministrata (come a Milano, Napoli e non solo) o perché era stufo di grida e proclami in cui destra e sinistra si sono distinti fino alla noia, ha premiato i capi popolo come l’ex pm De Magistris, gli ex irriducibili come Pisapia, persino i grillini. Mentre i moderati si sono astenuti. E la protesta silenziosa ha prodotto il risultato: la Stalingrado del Pdl.

A Milano, Giuliano Pisapia si porta a casa il 55% dei voti nel ballottaggio, mentre la Moratti si ferma al 44 per cento. A Napoli l’ex pm dell’Idv incassa un 65% abbondante di consensi, che per Lettieri sono vicini al 35 per cento. Ma non è tutto, perché l’estrema sinistra vince anche a Cagliari, dove Zedda sfiora il 60% dei consensi, mentre Fantola arriva al 40,5 per cento. Stesso destino per Trieste (Cosolini al 57,5%, Antonione al 42,5%). E così via anche a Novara, Domodossola e Grosseto. Tiene il centrodestra a Varese e Cosenza. Per quel che riguarda le provinciali, vanno alla sinistra Macerata, Pavia e Mantova, mentre a Vercelli e Reggio Calabria la spunta il centrodestra. E adesso, al di là delle grida e delle giustificazioni (inutili le prime, poco tempestive le seconde), il quadro che emerge è quello di un’Italia divisa tra chi non è andato a votare e adesso mastica amaro, e un’altra più arrabbiata e meno disposta al compiacimento. Che poi il voto di protesta produca miracoli o catastrofi come la levitazione spirituale dei rifiuti a Napoli promessa da De Magistris, è tutto da dimostrare. Per ora cominciamo con ammettere che questa campagna elettorale è stata la peggiore della Seconda Repubblica. E che a Milano si è toccato il fondo. Letizia Moratti ha sbagliato praticamente tutto: partiva zoppicando, era debole perchè la maggior parte dei milanesi la giudicava antipatica e avrebbe dovuto compensare l’impopolarità con una ritrovata simpatia e con una campagna vincente. Non c’è riuscita, forse non è stata aiutata a dovere, si è avvitata su se stessa, è scivolata nelle gaffe. L’attacco frontale a Pisapia che certo non è un angelo caduto dal cielo, le è costato il primo turno. L’affanno e i troppi consiglieri hanno fatto il resto. Ad essere sinceri Letizia Moratti è meglio di come si è dipinta in questa campagna elettorale. Il resto l’ha fatto la grande alleanza a sinistra, tutti imbarcati per l’abbuffata anti Moratti e anti Berlusconi. Uno scenario in cui anche i moderati che hanno snobbato l’urna speravano nel solito miracolo del Cavaliere. Nelle sue campagne elettorali strepitose, nei suoi colpi di genio a cui tutti, sinistra compresa, si sono sempre dovuti inchinare. In realtà a Berlusconi potrebbe essere imputata una responsabilità: quella di non aver scelto il candidato vincente e di aver concesso agli avversari troppe lunghezze da recuperare anche per un cavallo di razza come lui. Il che, unito al clima generale che si respira nel paese, alle campagne di stampa, al ritmo ancora percettibile del bunga bunga, ha raffreddato gli animi e aperto l’urna al voto di protesta. Peccato, dirà la Lega, che i voti in uscita dal Pdl non si siano colorati di verde e non siano piovuti sul Carroccio.

L’autocritica tocca anche loro. E non la negano certo il ministro Maroni, o il Governatore Cota quando parlano di «una sberla che richiede una riflessione». Ma questa è cronaca di ieri: il domani comincia a Roma, con il governo chiamato a metabolizzare la sconfitta e a dare una risposta al voto.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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