img
Il Borghese

Il dialogo, non le pietre

Ieri ho scritto “O la Tav, o le capre”. O meglio, quello era il titolo di un articolo che descriveva la notte di guerriglia, la valle blindata dalle frane e dalle barricate, la sassaiola su operai e forze dell’ordine. E, cosa che pare accertata dagli inquirenti, l’infiltrazione di anarchici, antagonisti o come volete chiamarli voi, tra i valsusini che manifestano contro l’alta velocità. Apriti cielo. Una pioggia di email e fax ha raggiunto la redazione a sostegno delle due fazioni che, per semplificare, definisco favorevoli e contrari. Tralascio gli insulti e anche il plauso per quanto ho scritto. Ciò che mi preme è cercare di fare chiarezza non già sulla sostanza del problema che potrebbe occupare non qualche riga del giornale, ma interi volumi tante sono le motivazioni – tutte concrete e razionali – sia nel pro, sia nel contro, quanto il metodo violento o quanto meno non pacifico che viene adottato. La cronaca ci dice, è notizia fresca, che a Chiomonte è stato istituito un posto di blocco dove passano solo gli amici. Gli altri, carabinieri compresi, vengono invitati a fare dietro front. Risultato, 15 persone denunciate. E, guarda caso, gran parte di questa pattuglia avanzata appartiene alla variegata nebulosa dell’anarchia, o della fronda antagonista. Il perchè è semplice: i valsusini, compresi quelli che da sempre si battono contro quest’opera colossale, di giorno vanno a lavorare. Hanno famiglia, oltre che una forte sensibilità verso il territorio che travalica persino gli innegabili benefici economici dei cantieri e della Tav in generale. Mi preoccupa, l’ho scritto ieri e lo ripeto, il clima di violenza che permea l’ennesimo capitolo di questa storia ormai ventennale. Mi sembra che, fatte salve le decisioni che appartengono al governo, agli enti locali e alle comunità, e che dunque in qualche maniera passano sulla testa dei cittadini, questa virulenza possa nascondere la ricerca di una causa belli, di una tragedia, insomma di un fatto tanto cruento da imporre – per se stesso – una pausa magari infinita. Pausa che non risolverebbe i problemi, né da una parte, né dall’altra, come ormai ci ha abituati la storia di questa grande infrastruttura. E mi preoccupa anche l’impossibilità, da una parte o dall’altra delle barricate, di spegnere eventuali micce pronte ad esplodere. Sei anni fa, a Venaus, ci siamo andati vicini, prima con le cariche della polizia e poi con la marcia che smantellò il cantiere. Dunque credo vada fatta nostra una lettera di un valsusino – una delle tante giunte ieri – che propone un confronto pubblico (lui dice “pacato e leale”) tra tecnici, istituzioni e rappresentanti dei No Tav. Non che non ci siano stati confronti, ma il dibattito è sempre stato relegato a tavoli di concertazione, a riunioni in Prefettura, e all’Osservatorio di Mario Virano in quanto commissario del governo. Ma in pubblico, ossia faccia a faccia in valle, mai nulla. Che sia ora di fare questo passo? Di affrontare il problema del traffico merci e passeggeri in Valle, dei treni soppressi, dell’esatta rendicontazione dei costi, dei rischi per la salute paventato dai medici, e delle ricadute virtuose per i comuni interessati sia nell’immediato, che in futuro? Giro ai rappresentanti delle istituzioni la proposta del nostro lettore, con la convinzione che il popolo No Tav non diserterebbe il confronto. Ma senza sassi e barricate.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo