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Sassi No Tav contro gli operai: in Val Susa inizia la battaglia (video)

Una fitta pioggia di sassi ha respinto l’ennesimo tentativo di dare il via ai lavori della Torino-Lione. I No Tav e gli anarchici, arroccati in una piccola vallata attraversata dal Clarea e difesa da una decina di barricate, hanno resistito ancora una volta. Im­possibile superare le loro barriere o aggirarli dall’au­tostrada senza correre il rischio di provocare perico­losi scontri in una zona boscosa, buia e ricca di strapiombi.

La lunga notte di Chiomonte è iniziata poco dopo le 22 di lunedì, quando i primi gruppi di manifestanti – tra cui anziani, donne, alcuni esponenti politici della Valle e del Movimento 5 Stelle e persino un invalido in carrozzina – hanno raggiunto gli acciden­tati terreni della Maddalena, dove dovrebbero ini­ziare i lavori per il cunicolo esplorativo, e le sedi di Italcoge e Martina, le due aziende da dove avrebbero dovuto muovere i camion. L’obiettivo dichiarato era quello di impedire ai mezzi di lasciare i magazzini o, in seconda battuta, di bloccarli prima che raggiun­gessero il terreno sotto il viadotto dell’autostrada per impiantare il cantiere. Intorno alle 23 i No Tav hanno capito che il primo obiettivo era fallito: nessun camion avrebbe cercato di lasciare le sedi delle due aziende.

E così valsusini e antagonisti, accorsi come sempre a dare man forte al presidio, hanno deciso di bloccare le due vie di accesso alla zona. A Chiomonte, strada dell’Avanà è stata sbarra­ta da una possente barricata composta da guard rail divelti, pali di ferro e altro materiale di fortuna. A Giaglione, è stata provocata una piccola frana che ha invaso la strada per una decina di metri. Armati di motosega, i No Tav hanno poi tagliato alcuni alberi e li hanno usati per costruire altre barricate, talmente fitte da rendere difficile il passaggio anche a piedi. Alla fine, prima di mezzanotte erano dieci le barrie­re che impedivano l’accesso alla Maddalena a chiunque non fosse benvoluto. Nel buio della notte erano decine le persone che alla luce di cellulari e piccole torce si muovevano faticosamente su sentie­ri neri come la pece per cercare di scavalcarle e raggiungere la zona del cantiere.

 

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