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Confessa l’omicidio del marito violento: il giudice la scarcera

 «Meglio la galera a una vita d’inferno. E anche da morto, quell’uomo continuava a farci paura: ecco perché, dopo averlo ammazzato, abbiamo nascosto il cadavere nel fusto». Monia Nobile, 34 anni, e il patrigno Paolo Belardi, di 59, avevano commentato così, davanti al gip di Alessandria Alessia Solombri­no, l’omicidio di Giampierluigi Canneti, il trenta­cinquenne ex marito della donna ucciso a sprangate nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio in un alloggio di via Paolo Sacco, ad Alessandria, nascosto poi in un vecchio bidone di olio minerale e infine abban­donato in un garage di via Ardigò, in un quartiere residenziale della città. Monia Nobile e Paolo Belar­di, accusati entrambi di omicidio volontario, sono stati nel frattempo scarcerati e messi ai domiciliari. I giudici del Tribunale del Riesame di Torino hanno infatti accolto l’istanza presentata dai legali di fidu­cia della coppia, gli avvocati Giuseppe e Antonio Bernardo.

 

L’articolo di Giovanni Falconieri su CronacaQui in edicola il 19 maggio

 

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