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Coppola l’ottimista: «È una sconfitta, non una catastrofe»

Sorride, Michele Coppola. Sorride comunque, anche quando varca la soglia della sede del Pdl e incrocia gli sguardi pieni di delusione di militanti e colleghi di partito. «A 38 anni mi è stata data la possibilità di giocare una partita importante. Non l’ho vinta, ma è stata comunque un’esperienza bel­lissima ». Poi una stretta di mano al coordinatore del partito Enzo Ghigo, un abbraccio alla compagna di giunta in Regione Barbara Bonino. «È vero, speravamo nel ballottaggio. Ma io nella vita preferisco concentrarmi su­gli aspetti positivi. So che un torinese su tre ha votato per me, e se alle mie preferenze aggiungo anche quelle ottenute delle liste civetta di Domeni­co Coppola il risultato è in fondo positivo. Che dire? Ringrazio tutti quelli che mi hanno sostenuto».
Eppure si sta profilando una sconfitta più ampia di quanto si immaginasse negli ultimi giorni di campagna elettorale, quando il ballottaggio era dato per pro­babile. Poi cosa è successo?
«Io resto dell’idea che questa non sia una sconfitta catastrofica. Non di­mentichiamo che un anno fa, in occa­sione delle Regionali, il Pd a Torino aveva ottenuto il 55 per cento dei voti. Un dato che in sostanza viene oggi riconfermato. Dopo di che, sapevano benissimo che la sconfitta era un rischio reale. Anche se gli ultimi giorni di campagna, quelli trascorsi nelle periferie dove non è arrivato il vento delle Olimpiadi e dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità, ci avevano fatto ben sperare nel ballottaggio. Le cose sono andate diversamente, ma non puoi accettare le regole della democrazia solo quando ti fanno co­modo. E comunque, se potessi torna­re indietro riaccetterei la candidatura. È stata una bellissima esperienza, che mi ha permesso di conoscere tante persone. Un tesoro che ora metterò a disposizione di tutta la città».

 
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