img_big
Il Borghese

Un voto per la nostra città

Ci siamo. La campagna elettorale è terminata, ora si fa sul serio, ora non valgono più i sorrisi o le frecciate al vetriolo: ora conta solo la convinzione degli elettori. Domani e lunedì si decideranno i destini di Torino e Milano, non proprio due puntini trascurabili su una mappa geografica ed economica del Paese…

In questi giorni sono aumentate esponenzialmente le lettere dei lettori sul tema delle elezioni. C’è chi ha detto che per molto tempo aveva accarezzato l’idea di astenersi, poi ha cambiato idea sulla base di un qualche evento, magari un episodio della campagna elettorale. Altri hanno riesumato antiche citazioni sostenendo di andare all’urna pur turandosi il naso. C’è chi ha confidato che confermerà il voto alla parte politica che sostiene da trenta o quarant’anni e c’è chi ha ammesso candidamente di aver deciso di cambiare, di aver scelto la persona piuttosto che il partito o lo schieramento alle sue spalle. Non manca chi sostiene di poter esprimere ancora un «voto di rottura», che un tempo andato era manifestazione di dissenso oggi appare semplicemente dispersione del voto, frammentazione, perdita di tempo.

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Quello che ci si augura, in tutta sincerità, è un massiccio afflusso alle urne. Bene hanno fatto quei candidati che hanno rivolto un appello al voto, come Coppola e Fassino a Torino, «perché ogni voto vale». Meglio sarebbe, ovvio, che quel voto finisse in “buone mani”, quindi con buona pace di chi vuole giocare su studiate omonimie, o proporre liste e listucole di cui non si capisce il significato e che manco possono appellarsi a quella sorta di alibi che è il diritto riconosciuto a eleggere e farsi eleggere. Perché certi soggetti non vogliono un posto sulla scheda elettorale per portare avanti dei programmi, ma semplicemente per far rumore, nella convinzione che l’elettore sia un servo sciocco al quale far bere qualsiasi cosa.

All’elettore si chiede semplicemente di far valere il proprio diritto, di non rinunciarci in nome di una presunta “nausea della politica”, per quanto certi sentimenti di disaffezione possano essere comprensibili. L’astensione, si sa, premia solo coloro che non amano una politica seria e basata sui programmi e sulle persone, quelli che preferiscono la confusione a tutto campo. Contro certi individui c’è un unico rimedio: recarsi all’urna e fare la scelta più saggia, senza farsi fuorviare da venditori di fumo e millantatori.

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo