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Il Borghese

Gli Alpini e il Libro, per ricominciare

Il primo brivido lo abbiamo provato con l’apertura delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Centinaia di migliaia di persone in piazza, un’indimenticabile notte bianca, i tricolori ovunque a colorare le facciate dei palazzi, la folla accalcata di fronte ai musei per lezioni di storia improvvisate e pure così sentite. Ci è sembrato di rivivere il guizzo delle Olimpiadi ma con l’orgoglio di una grande festa di popolo. Più grande, più profonda di una festa di sport. Ma non avremmo mai immaginato che quello fosse solo l’inizio, che la Torino vera mescolata ai volti e ai dialetti del resto d’Italia avrebbe ancora dovuto mostrare il suo lato migliore.
Sabato e domenica scorsi resteranno incancellabili nella mente e negli occhi delle centinaia di migliaia, forse del milione di persone che si sono assiepate lungo le strade del Giro e poi della sfilata interminabile degli Alpini. Dodici ore di marcia compatta, forte, inarrestabile. Brivido puro nella schiena, e perché no, anche un goccio di commozione di fronte ad una città così bella, serena, unita. Di più, una città senza malavita, senza spacciatori, addirittura senza sporcizia, nonostante quella marea umana. Non siamo romantici, ma permetteteci di non essere cinici. Intingere la penna in quello che non va è la parte fondamentale del nostro mestiere, ma occorre essere onesti: domenica l’inchiostro serviva a ben altro. E il bello, ci pare, è che non è finita. Dopo la Torino popolare, scanzonata, piena di colori e anche di un po’ di caciara, arriva la Torino della cultura. Oggi apre i battenti il Salone internazionale del Libro, nella nuova cornice dell’Oval, che raddoppia gli storici spazi del Lingotto Fiere. Un salone importante, e non solo per i libri. Perché le celebrazioni prima, gli alpini poi, adesso l’editoria e poi via via i bersaglieri, i carabinieri e le altre associazioni d’arma contribuiscono a ridare fiducia al commercio, a muovere l’economia, a farci sentire un po’ milanesi. E così prende corpo l’idea che le due città possano dare vita a quel MI-TO rimasto nella penna degli amministratori e così troppo simile al suo acronimo. Un mito irrealizzabile. Bene, i presupposti ci sono e corrono sul filo della partecipazione con la gente scrive la nuova stagione di Torino e, anche, della Milano dell’Expo. I tempi lo consentono, l’alta velocità taglia in due i tempi di avvicinamento, i metrò – il nostro compreso – fanno il resto. Certo serve un moto di orgoglio e forse questo è il vero messaggio che ci sentiamo di porgere ai candidati sindaci. Sul Po e sotto la Madonnina. Non lasciate che il 2011 sia un anno come un altro ma utilizzatelo come un nuovo inizio.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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