img_big
Il Borghese

Cade il simbolo, il pericolo resta

Osama Bin Laden era il male assoluto, il simbolo stesso del terrore. Il mondo se ne accorse appieno l’11 settembre 2001 con la strage delle Torri Gemelle. E migliaia di innocenti massacrati dai suoi aerei bomba. Un nemico invisibile su cui si è scritto di tutto, di cui si è ipotizzata più e più volte la morte, celebrando i suoi successori come se i macellai di tante vite innocenti meritassero tanto inchiostro. E lui invece era vivo, armato, super protetto, chiuso in un fortino a 80 chilometri da Islamabad, la capitale del Pakistan. Segno evidente, ma non l’ultimo, che quella terra aspra e violenta è la vera frontiera del terrorismo internazionale.
Di lì sono partite, soprattutto nell’ultimo periodo, le missioni suicide dei soldati dello sceicco del terrore. Lì, gli eserciti della pace, il nostro compreso, hanno pagato il prezzo di sangue più alto. E di lì, dicono gli esperti, Al Qaeda cercherà di riorganizzarsi, di trovare un successore e una nuova guida. Di lì partiranno ordini scomposti – ed è questo il timore che un po’ vela l’entusiasmo per l’azione vittoriosa dei Navy Seal, leggendari uomini rana americani che hanno condotto l’assalto al fortino – nei confronti dell’Occidente. E, soprattutto, delle forze in campo proprio in Pakistan. Per questo all’entusiasmo che è seguito all’annuncio di Barak Obama la notte scorsa («… posso riferire alla gente d’America e al mondo che gli Stati Uniti hanno portato a termine un’operazione in cui è stato ucciso Osama Bin Laden, un terrorista che è responsabile dell’omicidio di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti») si è tornati con i piedi per terra. È morto Osama Bin Laden, non è morto, cancellato da uno tsunami di giustizia, il terrorismo. Non è morta Al Qaeda, o meglio quel guazzabuglio di sigle e di formazioni combattenti che hanno invaso come metastasi l’Occidente, ma anche – come si teme da più parti – il bacino dell’Africa occidentale dove talune rivolte hanno lasciato intuire mefitiche infiltrazioni. Di certo è convinzione condivisa da tutte le cancellerie che la morte di Bin Laden renda il mondo «un luogo più sicuro». E la riprova viene persino dai mercati finanziari dove si è registrata una riduzione del costo del petrolio, come immediata reazione al raid conclusosi con l’uccisione dello sceicco del terrore. Che il mondo sia migliore dopo l’eliminazione del mostro, non ci sono dubbi, ma il dovere di chi governa è quello di tutelare la sicurezza dei cittadini. Per questo in tutto il mondo, e l’Italia non fa eccezioni, sono stati potenziati ulteriormente i controlli di sicurezza negli aeroporti e sui cosiddetti “obiettivi sensibili” come conseguenza sia delle minacce rivolte da Gheddafi, sia del rischio di una reazione dei gruppi estremisti di Al Qaeda. L’innalzamento dei controlli, che coinvolge polizia, carabinieri e guardia di finanza, resta comunque discreto, come sottolineano fonti delle forze dell’ordine e accompagnato da operazioni di “bonifica” effettuate sui velivoli, in particolare su quelli delle compagnie aeree più a rischio. Entusiasmo e prudenza vanno a braccetto in una giornata che definire storica è poco. Oggi si è scritta una pagina che certifica una vittoria indiscutibile della lotta al terrorismo internazionale, ma bisognerà continuare a tenere alta la guardia. L’uccisione di Osama Bin Laden da parte degli Usa resta comunque un monito per il terrorismo di ogni colore.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo