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Cronaca

Raid militari italiani sulla Libia, c’è il via libera di Napolitano

“Sì ad azioni aeree mirate in Libia anche da parte di cacciabombardieri italiani”. Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha accolto l’appello lanciato dalla Nato e dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e mentre la Lega dice no, il premier ottiene il sostegno dal presidente della Repubblica.

«L’ulteriore impegno dell’Italia – sostiene Napolitano – costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia a metà marzo». Il presidente della Repubblica fa riferimento al «piano di interventi della coalizione postasi sotto la guida della Nato» e spiega che l’Italia non può restare indifferente «al rischio che vengano brutalmente soffocati movimenti» come quelli nel mondo arabo «caratterizzati da una profonda carica liberatoria. Non potevamo restare indifferenti -è la convinzione del capo dello Stato – alla sanguinaria reazione del colonnello Gheddafi in Libia».

Intanto, cresce l’attesa per l’incontro tra Silvio Berlusconi e il presidente francese Nikolas Sarkozy, previsto per oggi in occasione del Vertice Intergovernativo che si terrà a Roma.

L’Italia, si apprende da una nota di Palazzo Chigi, “ha deciso di aumentare la flessibilità operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, nell’intento di contribuire a proteggere la popolazione civile libica. Con ciò, nel partecipare su un piano di parità alle operazioni alleate, l’Italia si mantiene sempre nei limiti previsti dal mandato dell’operazione e dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.


Calderoli: “Bombe? Non avranno mai il mio voto”
“Non so cosa significhi ulteriore flessibilità, ma se questo volesse dire bombardare non se ne parla. Il mio voto in questo senso non l’avranno mai”. Lo ha detto Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione legislativa e responsabile delle segreterie nazionali della Lega Nord, interpellato sulla nuova strategia dell’Italia in Libia. “Ero e resto contrario a qualunque ulteriore intervento in Libia rispetto a quello che già abbiamo reso disponibile e fatto”, aggiunge il ministro. “Abbiamo già fatto abbastanza mettendo a disposizione le basi e l’appoggio logistico e il pattugliamento anti-radar – prosegue Calderoli – Personalmente non avrei dato neanche questa disponibilità se non in cambio di un concreto concorso delle forze alleate al respingimento dell’immigrazione clandestina e alla condivisione del peso dei profughi”.


“Nessuna crisi, si decide insieme”
“Noi non ci facciamo comandare nè da Obama nè da altri. Facciamo i nostri interessi”. Roberto Calderoli torna sul ‘cambio di rotta’ del governo sull’intervento militare in Libia. Per il ministro “non c’entra nulla la crisi di governo” ma “è una questione di coerenza”. La Lega – aggiunge – “è contraria a qualsiasi intervento con l’uso della forza in Libia che possa coinvolgere dei civili. L’Italia ha già fatto quello che doveva fare, senza avere nulla in cambio sul fronte della immigrazione”. “Nessuna crisi – conclude – noi facciamo la nostra battaglia convinti di essere nel giusto. Quando un governo decide deve decidere in maniera collegiale”.


La Russa: “Nessuna azione indiscriminata”
“Non saranno bombardamenti indiscriminati ma missioni con missili di precisione su obiettivi specifici”. Sono parole del ministro della Difesa Ignazio La Russa sottolineando che l’obiettivo è quello di “evitare ogni rischio di colpire la popolazione civile”. La decisione di cambiare la natura della missione italiana, spiega La Russa, “è cominciata già da alcuni giorni all’interno del governo, perché la situazione a Misurata è diventata terribile”. Dopo il summit a Berlino e una serie di incontri in questi giorni, prosegue La Russa, “Berlusconi ha avviato una riflessione che è sfociata nella decisione comunicata questa sera al presidente americano Obama”.

 

 

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