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Il Borghese

Con la Francia è questione di soldi

La breccia si è aperta. Da Ventimiglia si passa, la Francia accetta il permesso che noi rilasciamo agli stranieri, un tesserino rosa confetto con tanto di fotografia, ma lo fa ad intermittenza. Un gruppetto sì, e un altro no. Pochi alla volta con una cadenza esasperante. Ma è meglio di niente. E comunque meglio di domenica quando sembrava che i cugini stessero per militarizzare la frontiera. In ogni modo sembra tutto lasciato al caso, o meglio al capo manipolo dei flic, alla sua disponibilità o alle sue bizze. Intanto Ventimiglia si gonfia di fuggiaschi che bivaccano dove possono. Ma soprattutto in stazione. Un tira e molla senza senso  che ridicolizza Schengen e sottolinea il gelo dei rapporti tra Francia e Italia. I tunisini, va detto con chiarezza, sono solo una pedina nella scacchiera su cui si giocano interessi ben più consistenti. Ormai Berlusconi e Sarkozy, che pur si somigliano così tanto, non si sopportano più. E così fanno le rispettive diplomazie arrivando al punto di violare persino i protocolli, come è accaduto il 19 marzo quando Nicolas ha tralasciato di avvertire il nostro Silvio dell’imminente attacco alleato in Libia. L’ultimo, ma il più eclatante, degli sgarbi che corrono tra i due Paesi. In realtà, tunisini a parte, la Francia ci sta facendo una guerra che è soprattutto economica, costringendoci (Tremonti in prima fila) a rintuzzare gli assalti con una legge anti-scalate per proteggere i nostri grandi gruppi industriali dai golosissimi cugini. Ci sono colossi come Lactalis che vogliono colonizzare l’economia della nostra penisola e puntano su Parmalat dopo essersi già pappati fior di marchi come Galbani, Invernizzi, Cademartori, Locatelli e Président; c’è Bnp-Paribas che ha acquistato Bnl; c’è Bernard Arnault, meglio conosciuto come il “re del lusso”, che è diventato il proprietario di Bulgari. E soprattutto c’è Vincent Bollorè, il finanziere super amico di Sarkozy, che sta comprando a man bassa. Come si dice, «basta che respirino». Se poi ci aggiungiamo petrolio e nucleare allora la guerra diventa vera. E la Libia ci pare la dica lunga in materia. Infine ci sono le relazioni internazionali a dividere i nostri due paesi: il caso Battisti è fonte di scontro dal 1991 quando, dopo l’arresto a Parigi, la Francia negò all’Italia l’estradizione del terrorista ritenuto responsabile di almeno tre omicidi. E poi, diciamola tutta: non aiuta certo i rapporti la cordiale antipatia che la premiere dame Carla Bruni nutre nel confronto del nostro Paese e di Berlusconi in particolare. Da quella frase infelice («Sono felice di non essere più italiana») in poi la sposa di Sarkozy non ci ha evitato le stilettate: dal gran rifiuto del vertice dell’Aquila, quando ruppe l’etichetta snobbando il programma riservato alle first ladies, fino alla solidarietà sussurrata proprio a proposito di Battisti, già super protetto dai brasiliani. Con questi presupposti si arriva ad oggi con un occhio al vertice bilaterale di Roma, previsto per la prossima settimana. Nel mezzo i tunisini, a far la parte della cartina di tornasole degli umori transalpini.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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