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Cronaca

Giornalismo in lutto: addio al maestro Gilberto Evangelisti

È morto la scorsa notte nella sua casa a Roma Gilberto Evangelisti, 82 anni, maestro del giornalismo sportivo italiano. Domani, martedì 19 aprile, alle ore 10 saranno celebrati i funerali nella Chiesa di Nostra Signora di Coromoto, nel quartiere Monteverde a Roma.

Commentatore sportivo di lungo corso, Evangelisti entra in Rai, nel giornale radio, come redattore ordinario nel 1963 e dal 1990 ricopre l’incarico di direttore della Tgs, la testata giornalistica sportiva della Rai, poi diventata Raisport.

Nel 1978, viene eletto membro del consiglio della Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi) e nel 1989 ne diviene presidente. Tanti i riconoscimenti ricevuti, tra cui il Pennino d’Oro, assegnato dall’Ordine dei Giornalisti della Valle d’Aosta nell’ambito del premio giornalistico Saint-Vincent.

Di seguito, la nota pubblicata sul sito dell’Ordine nazionale dei giornalisti:

Molte volte è capitato di scrivere che il mondo del giornalismo è in lutto. Ma raramente queste parole hanno avuto il significato profondo che le lega alla scomparsa di Gilberto Evangelisti.

Gilberto non era un collega come tanti. Era prima di ogni cosa un uomo sensibile, sempre disponibile ad aiutare chiunque, capace di un’autoironia senza confini, in grado di sdrammatizzare con una battuta (o con una delle sue proverbiale barzellette) le situazioni più complicate. E’ stato amico leale di tanti, testimone quotidiano di una rara capacità di essere corretti nei rapporto con tutti. Ma è stato, soprattutto, un Maestro per intere generazioni di giornalisti.

Faceva da chioccia ai colleghi che si preparavano ad affrontare la prova d’esami, migliaia e migliaia nel corso degli anni. In particolare a quanti frequentavano il corso di Fiuggi. Ore e ore a parlare con loro, senza mai avere un tono sbagliato, sempre pronto a dare un consiglio, un suggerimento, una salutare strigliata conclusa, sempre, con una battuta per fare capire quali fossero le reali intenzioni delle sue parole. Li “tradiva” solo quando c’era una partita della sua Roma. Inventava le spiegazioni più improbabili, per allontanarsi, e nel fornirle rideva lui per primo concludendo con l’ammissione della verità: “C’è la Roma, ragazzi!”

A Fiuggi, in occasione dell’ultimo corso, i colleghi lo hanno più volte ringraziato applaudendolo come una star. Lui che non amava mettersi in mostra, abbassava gli occhi per non far vedere che gli diventavano lucidi e con le mani faceva segno di stare buoni. Ma traeva da quell’affetto un’energia rivitalizzante che non è bastata, purtroppo, a sconfiggere il male che si portava dentro e il dolore per la scomparsa di un nipotino, dolore che non riusciva a superare anche perché – con quel pudore che solo le persone di qualità hanno – ne parlava solo raramente e con pochi

Il 30 marzo scorso, quando davanti al Consiglio nazionale dell’Ordine, il presidente dell’Odg del Lazio, Bruno Tucci, gli ha consegnato, a sorpresa, la targa per i suoi 50 anni di iscrizione, Gilberto ha trattenuto a stento la commozione. La voce rotta dall’emozione, sul filo delle lacrime, è riuscito a dire solo poche parole, prima di essere stretto da un abbraccio che l’intero CNOG ha voluto dargli, testimonianza di un affetto vero che rimarrà in tanti.

 

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