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Il Borghese

Il subdolo pugnale del vicino

Il nostro giornale è stato il primo a denunciare l’indifferenza della Francia rispetto al dramma umanitario e sociale degli immigrati sbarcati sulle nostre coste. E lo ha fatto vivendo un’intera notte con i disperati alla frontiera di Ventimiglia e poi oltre, nel viaggio della speranza infranta, sul treno diretto a Mentone. Già allora, era il 3 marzo, era evidente l’ostacismo dei francesi nei confronti di chi osava bussare alla loro porta. E anche il nostro collaboratore Enrico Romanetto provò sulla sua pelle l’arroganza dei flic.

Irremovibili, sordi, quasi strafottenti quando riaccompagnavano alla nostra frontiera i tunisini partiti la notte prima da Torino. pacchi indesiderati, non persone. E oggi è lo (stato francese che pure in passato non ha esitato, nel nome  di Mitterand e delle sue teorie perdoniste, ad accogogliere a braccia aperte assassini e terroristi, a ribadire il gran rifiuto all’accoglienza, specificando che il permesso temporaneo concesso dall’Italia ai clandestini per loro è carta straccia. Uno schiaffo bello e buono all’Italia, l’ennesimo oseremmo dire, che questa volta offende anche gli altri paesi UE che, almeno per il momento, hanno dimostrato un più profondo senso di umanità rispetto ai nostri cugini d’oltralpe.

Si arriverà allo scontro, almeno a livello diplomatico, ma ciò alla fine ci interessa poco per i tempi e per le conseguenze. Ci interessa, e molto, che l’Italia non rimanga sola e che le regioni del nord, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta in primis non si brucino le dita con un cerino che sembra pericoloso socialmente come una bomba. Adesso, mentre scriviamo la pressione alle nostre frontiere è già alta ma immaginatevi che cosa accadrà quando, con i foglietti in mano che sembrano rappresentare una via di fuga, migliaia di disperati scopriranno che con i francesi valgono quanto carta straccia. Anche a Bardonecchia, un altro collaboratore ha toccato con mano il pugno di ferro della gendarmeria.

E così sta accadendo sui treni diretti a Parigi. C’è da chiedersi come la Francia che da una parte ha voluto, e per prima, la guerra contro la Libia ma che, ai tempi, è stata ispiratrice della comunità europea, possa oggi comportarsi come uno stato canaglia utilizzando metodi che non sono poi così diversi da quelli che usava Gheddafi per ricattare l’Europa con la minaccia dell’invasione dei clandestini. Che vogliono i francesi, oltre che il primato del petrolio libico? Ribadire una grandeur ormai stinta e logorata dalla storia e dagli insuccessi di un colonialismo miope e brutale che a ben vedere è alla base di ciò che sta accadendo in nord Africa? Avremo solo risposte diplomaticamente evasive e, c’è da temerlo, il problema profughi o clandestini che dir si voglia, diventerà l’ennesimo guaio della nostra povera Italia abbandonata da tutti. E a pagare, come sempre sarà pantalone. Cioè tutti noi.

beppe.fossati@cronacaqui.it

Per leggere il reportage di Enrico Romanetto con i tunisini bloccati alla frontiera, clicca qui

 

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