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Il Borghese

La toppa peggio del buco

È una minestra insipida questa dei clandestini, o profughi che dir si voglia. Ci tocca, ma sappiamo che comunque vada non delizierà alcun palato. Non ha il sale di una decisione perentoria, né il sapore abboccante che il nostro italico buonismo ci propina su altre questioni mai risolte, a cominciare dagli zingari per finire agli squatter. È un po’ come se il cuoco, nel tentativo maldestro di mescolare troppi ingredienti, dalla guerra alla povertà al riconoscimento del diritto per ognuno di muoversi libero nel mondo, alle tragedie terribili come quella di ieri dove centinaia di disperati sono morti annegati nel mare in tempesta, alla fine avesse cucinato un minestrone difficile da digerire.
Inutile tornare su temi che conosciamo tutti: la sicurezza, l’ospitalità, la tutela dei profughi e il respingimento dei clandestini. Di questi temi abbiamo scritto a lungo. Come abbiamo cercato di comprendere le motivazioni per cui si sono scartate le caserme abbandonate (almeno fino ad ora) e privilegiate le tendopoli quasi che in Italia ci fosse un esubero di teli e picchetti tale da giustificare una vera e propria liquidazione. Oggi siamo alla vigilia di una decisione che si prenderà ad horas, forse già mentre stiamo andando in stampa, e dunque limitiamoci ad esaminare i fatti. La linea dura che per altro pare tramontata avrebbe previsto il rimpatrio in massa di tutti coloro che non hanno diritto di restare in Italia e che, piaccia o meno il termine, sono clandestini. La linea morbida, che pare al momento quella vincente, passa attraverso una sanatoria generalizzata che si chiama “permesso temporaneo di soggiorno”. Un foglio che trasforma il fuggiasco senza patria in un turista in visita nel bel Paese con la speranza che scelga in fretta di levare le tende e di accomodarsi a casa di Sarkozy o di qualche altro governante europeo. In questo modo, se la mossa avrà il successo sperato, l’Italia sarebbe terra di transito e non di conquista. L’idea piace a tutti, o quasi: piace perché mette in secondo piano il problema dell’accoglienza e placa i mal di pancia di chi si sarebbe trovato qualche centinaio di tunisini come vicini di casa. Ma è più un’illusione, lasciatecelo dire, che una certezza. Mare permettendo, di fuggiaschi ne accoglieremo parecchie decine di migliaia, sono già 28mila adesso, e rischiamo che questo benedetto “permesso temporaneo” diventi un’attrattiva irresistibile per tutti coloro che vogliono abbandonare l’Africa per cercare fortuna al di là del Mediterraneo. Comunque la si guardi, questa vicenda è un capolavoro di maldestro pressappochismo: caos nel caos, dove la toppa rischia di essere peggio del buco.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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