img_big
Il Borghese

Il gran circo dei buffoni

Ho scoperto finalmente perché non usiamo le vecchie caserme dismesse dall’esercito per alloggiare clandestini o profughi che dir si voglia. Servono per “giocare alla guerra”, proprio come è accaduto a Trana, in provincia di Torino, all’interno della gloriosa caserma degli Alpini “Cavaglià” che ha ospitato intere generazioni di soldati, quando ancora usava imporre la leva ai nostri bamboccioni e cocchi di mamma. Proprio loro, i bamboccioni, orfani dei riti guerreschi di padri e nonni si sono fatti beccare all’interno vestiti come Rambo con tute mimetiche, anfibi e armi perfettamente identiche a quelle vere ma con proiettili che sparano vernice rossa. Erano impegnati in una vera e propria battaglia quando sono arrivati i carabinieri e  li hanno messi in una bella rete spingendoli fino alla caserma più vicina. I bamboccioni (ma non solo) in divisa hanno scoperto così che violare una proprietà militare, per altro in disuso, è un reato. Anche in tempi di pace. Mentre è una vergogna bella e buona che il nostro Paese perduri nella miopia più assoluta verso questo patrimonio immenso e, ci pare, addirittura difficile da censire. Ma soprattutto ci sembra assurdo che ci si azzuffi sulle tendopoli da tirare su nel bel mezzo delle città (e per altro pure in quartieri già problematici) al fine di ospitare i disperati che gli scafisti scaricano sulle nostre spiagge, senza utilizzare queste strutture che ai tempi sono state costruite seguendo logiche di sicurezza evidenti a tutti: muri alti 3 o 4 metri, filo spinato, cancelli assai difficili da scalare, torrette di controllo e via discorrendo. Aggiungerei che, anche sotto il profilo dell’ospitalità, le caserme potrebbero offrire una sistemazione assai più confortevole delle tende, oltre che una localizzazione diffusa sul territorio nazionale. Secondo un’esplorativa recente vi sono insediamenti militari in Piemonte, Lombardia, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Veneto, Friuli Venezia -Giulia, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata. Quanto basterebbe, in fondo, per fronteggiare l’emergenza senza punteggiare di teli colorati e di recinzioni l’Italia intera. Ma sappiamo di sprecare il fiato: questo patrimonio immenso e marcescente di degrado e abbandono pare non interessare nessuno. E tantomeno i nostri politici che, sulla questione clandestini o profughi, hanno atteggiamenti a tratti misteriosi, a cominciare dagli scafisti. O per essere più precisi dai mercanti di schiavi che guidano le barcacce dalla Tunisia fino a Lampedusa e oltre. Che fine fanno costoro? Vengono arrestati, rispediti a casa loro dove li aspetta una condanna a trent’anni di galera o graziati, secondo la regola aulica dell’italico buonismo, e promossi al ruolo di profughi? Gli interrogativi si sommano e restano senza risposta: intanto nelle caserme i bamboccioni fanno esercizio sognando imprese guerresche che si lavano via con il Dixan, morte compresa. Il gran circo dei buffoni ha trovato anche le comparse.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo