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Il Borghese

Emergenza nell’emergenza

A Milano il record dei reati. Con Torino al secondo posto, distaccata di un punto. Se si trattasse di una cronaca del Giro d’Italia, potremmo dire che è la corsa è finita in volata, con la Mole che succhia la ruota alla Madonnina. Ma in questa classifica c’è tutto, tranne che il sano spirito della competizione. Milano e Torino sono due città ammalate di insicurezza, preda della malavita organizzata, dove i reati di strada, i duelli rusticani, lo spaccio di droga e le rapine si mescolano ai delitti che impattano sull’economia: frodi, estorsioni, truffe, infiltrazioni mafiose su appalti e aziende che pesano persino sul Pil. E se ci aggiungiamo l’esportazione clandestina di capitali nei paradisi fiscali, l’evasione dell’Iva e delle imposte il quadro si fa ancora più fosco: il crimine non solo ci insidia dentro e fuori dalla nostre case, ma impoverisce la nazione, rallenta la crescita, insidia la qualità delle imprese e della produzione e genera profitti astronomici alla “Mafia spa” e consorterie varie. Che cosa possa rappresentare in questo contesto la possibilità per le organizzazioni criminali di reclutare manovalanza a bassissimo costo tra le decine di migliaia di disperati che stanno arrivando nel nostro Paese, è la domanda non posta nella ricerca del “Sole-24 Ore” dell’Anfp, Associazione nazionale funzionari di polizia, che hanno stilato la ricerca sull’evoluzione dei crimini nel territorio nazionale. Ed è logico che sia così visto che la radiografia si ferma ai primi sei mesi del 2010 quando il vento delle rivoluzioni in Nord Africa covava ancora sotto la cenere. Senza fare i pessimisti di mestiere è logico supporre che le cose andranno sempre peggio, e per una semplice riflessione: se prima avevamo cento poliziotti disponibili, adesso ne abbiamo meno della metà perchè l’emergenza profughi o clandestini, chiamatela come preferite, impegna un numero sempre crescente di addetti delle forze dell’ordine. A ciò si aggiunge il fatto che proprio Torino, e di conseguenza Milano, rischiano di dover far fronte ad un’emergenza nell’emergenza, essendo chiamate ad ospitare questi centri di accoglienza che hanno tutti i problemi già evidenziati dalla tendopoli di Manduria e dai diversi Cie che sono – buonismo a parte – vere e proprie polveriere. Quali soluzioni al problema si possano individuare, è difficile dirlo: sia per il peso sempre maggiore delle infiltrazioni mafiose, sia per la percezione dell’insicurezza diffusa sul territorio. Dire che occorrerebbero più agenti, carabinieri e finanzieri è troppo facile, così come insistere sulla mobilitazione dell’esercito: gli esempi del passato non confortano, almeno con le regole di ingaggio utilizzate fino ad ora. Ma ve le immaginate le nostre città in stato d’assedio, con il coprifuoco appena dissimulato? L’interrogativo, solo a mormorarlo, fa venire la pelle d’oca.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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