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Il Borghese

Lasciati soli dagli alleati

Ammettiamolo pure: siamo un Paese in guerra. Siamo al fianco di un’alleanza che sta combattendo un regime straniero in terra straniera. E siamo in guerra perché stiamo pagando, noi propaggine europea verso l’Africa, le conseguenze di questa situazione. Conseguenze che vengono affrontate nella consueta maniera caotica. Tanto per fare alcuni esempi: a Torino il sindaco mette a disposizione un’area, ma mentre ci si affanna a dire che ancora niente è ufficiale, i vigili del fuoco sono già impegnati a montare le tende; a Milano si continua a discutere se la Lombardia sarà “graziata”, pur non negando la volontà di fare la propria parte, ma intanto la stazione è già invasa dai clandestini in fuga dal sud.
E l’uomo della strada? Si agita confuso e si indigna, ovviamente. Si indigna chi abita in quei quartieri che pagano costantemente lo scotto di certe scelte o di colpevole lassismo, chiedendosi perché solo certi quartieri, sempre gli stessi, “meritino” di accollarsi i problemi. E non sono le decisioni in sé a turbare il cittadino, bensì le incertezze che le segnano. Incertezza sui tempi, sui luoghi, sulle garanzie dal punto di vista sanitario, sociale e della sicurezza. Perché si naviga a vista, come sempre, in questo luogo. Ora si avanza l’idea di un permesso di soggiorno temporaneo per consentire a molti di raggiungere la Francia, superando lo sbarramento di polizia alle frontiere. Ma ci si dimentica di quanto accaduto di recente con altri profughi, il cui status dà il diritto di spostarsi in Europa, magari per ricongiungimenti familiari, ma di cui a molti Paesi europei importa poco o nulla. Tanto che in centinaia sono rimasti qui, a Torino come a Milano. Ed è difficile far finta di non vederli o accantonare il problema. La realtà è che, forse a causa della nostra politica estera che evidentemente segna il passo, siamo rimasti soli in questa battaglia. E ci chiediamo: i nostri quartieri, le nostre città, le nostre regioni, meritano questa solitudine? Una domanda che potremmo girare ai nostri alleati, verso i quali siamo estremamente solerti nel fornire appoggi e cooperazione. Ma, a quanto pare, senza ricevere nulla in cambio. E tra il comando della flotta davanti alla Libia e la garanzia che profughi e clandestini non sarebbero stati scaricati solo sull’Italia, è facile immaginare cosa avrebbe scelto l’uomo della strada.

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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