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Cronaca

Gheddafi torna a parlare: “Siete come Hitler”. I ribelli: “Non tratteremo, marciamo su Tripoli”

Nessuna trattativa con il colonnello Gheddafi. I ribelli non sono disposti ad un cessate il fuoco: lo ha detto il capo del Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt), Mustafa Abdel Jalil. “Andiamo avanti verso l’ovest per inseguire i cecchini e i mercenari che impediscono alla gente di potersi esprimere e di chiedere la libertà. Andiamo a Misurata e Tripoli per liberarli dall’accerchiamento”.
Messaggio di Gheddafi
Il Rais è tornato a parlare chiedendo al gruppo di contatto che si riunisce a Londra di mettere fine “all’offensiva barbara” in Libia, paragonabile “a quella di Hitler in Europa”. Il messaggio è stato lanciato al gruppo che si riunirà oggi a Londra. Nella capitale inglese saranno presenti una quarantina di delegazioni (fra i ministri della coalition of willings, Onu, Nato, Unione Europea, Unione Africana e Lega Araba in testa). Alla vigilia l’Italia è rimasta fuori dalla videoconferenza tra il presidente francese Nicolas Sarkozy, quello statunitense Barack Obama, il primo ministro britannico David Cameron e il cancelliere tedesco Angela Merkel. Che il governo di Roma non abbia partecipato a questa videoconferenza, ha spiegato lo stesso titolare della Farnesina non rappresenta “uno schiaffo” al governo italiano.

Ribelli respinti
Gli insorti sono stati respinti verso Ben Jawad, a 150 km da Sirte: lo riferiscono gli stessi ribelli, arrivati alle porte della città natale di Muammar Gheddafi e poi costretti a indietreggiare dall’intenso fuoco degli avversari.


Amnesty: più di 30 blogger e attivisti scomparsi
Più di 30 blogger, attivisti politici e simpatizzanti dell’opposizione sono scomparsi in Libia dall’inizio della rivolta contro il regime di Gheddafi: è la denuncia di Amnesty international, secondo quanto riferito dall’emittente panaraba Al Jazeera.


Tv libica mostra immagini di Khamis
La tv libica ha trasmesso immagini di quello che sostiene essere uno dei figli del colonnello Muammar Gheddafi, Khamis, mentre saluta sostenitori del regime presso la caserma-bunker del padre a Tripoli. Il giornalista in onda ha sottolineato come il documento video, che ha affermato essere in diretta, smentisca le voci circolate nei giorni scorsi sulla presunta morte di Khamis Gheddafi.

L’intervento di Obama
Una transizione democratica in Libia sarà un ”compito difficile”, ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama rivolgendosi in tv alla Nazione. Nel suo intervento, ha ribadito che l’intervento della coalizione ha permesso di frenare “l’avanzata mortale” guidata da Muammar Gheddafi, ma si è impegnato a non commettere gli stessi errori che si sono verificati in Iraq, con il governo rovesciato militarmente. In Libia abbiamo avuto una opportunità unica di fermare le violenze, grazie alle risoluzioni dell’Onu, all’impegno di una coalizione internazionale, una richiesta dello stesso popolo libico, senza inviare truppe Usa. L’obiettivo degli Stati Uniti è di una Libia “che appartiene non a un dittatore ma al suo popolo. Il trasferimento del comando delle operazioni in Libia dagli Stati Uniti alla Nato si verificherà mercoledì. Gli Stati Uniti hanno fatto il proprio dovere. Rispettiamo tutti i trattati firmati con l’Eni e con tutte le altre aziende”: lo ha detto il presidente del Consiglio nazionale provvisorio (Cnt) libico, Mustafa Abdel Jalil, parlando in collegamento con Porta a Porta.

Ministro Libia: “Vogliono dividere il Paese”
“La tattica della coalizione è imporre una situazione di stallo per spaccare il Paese in due”: lo ha affermato il viceministro degli Esteri libico Khaled Kaim in collegamento da Tripoli con il programma Porta a Porta. “Questo vuol dire guerra civile”, ha continuato evocando una situazione simile a quella in Somalia.

 

 

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