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Cronaca

IL CASO. L’omicidio di Gloria diventa spettacolo al festival di Roma

Il debutto ieri sera in un teatro della Capitale. Alcune scene intime destinate a far discutere

Prima scena: la donna è timida, impacciata. Indossa una gonna, una camicia bianca e un maglioncino di lana. Il ragazzo con la parrucca viola è di spalle, la voce è sicura, l’atteggiamento insolente. «Perché non sei in classe?», chiede lei. «Che sei? Uno sbirro?», domanda lui. «Sono un’insegnante di sostegno, do anche ripetizioni di francese». Comincia così il dialogo tra due attori che sul palco recitano l’incontro di un allievo con la sua prof.

E come andrà a finire la storia iniziata sui banchi di scuola, purtroppo, è cosa nota. Perché quella che nel melodramma è la professoressa Gioia Montefiori, nella realtà, si chiamava Gloria Rosboch. Il personaggio Alessio Benedetti, l’adolescente con 12 identità su Facebook, altri non è che il suo aguzzino, Gabriele Defilippi, condannato pochi giorni fa a 30 anni di carcere. E il fatto cui si è ispirata l’opera che ora viene rappresentata sul palco di un teatro è uno degli omicidi più atroci di cui si abbia memoria.

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