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Spettacolo

Paolo Limiti, «Io, Liz Taylor e quel bacio sulla bocca»

Se gli uomini preferisco­no le bionde, Liz Ta­ylor è stata l’eccezione. I capelli neri dell’attrice che si è spenta ieri a 79 anni per insufficienza cardiaca fanno parte del mito platinato del cinema, assieme al viola leg­gendario dei suoi occhi. Era l’ultima superstite della Hol­lywood favolosa, ipocrita e peccatrice: ha riempito lo schermo con oltre cinquanta film, conquistato due Oscar, sposato sette uomini, di cui uno ( Richard Burton) due volte. Una vita spesa senza freni, da donna sentimentale, passionale, capricciosa, sre­golata. Piena di amici. E in Italia la Taylor sapeva di po­ter contare su Paolo Limiti che oggi tra nostalgia, elegan­za e aneddoti, la ricorda com­mosso.
Limiti, cos’ha pensato ap­pena saputo della notizia?
«Che se n’era andata uno dei grandi sogni di Hollywood. E a livello personale che mi aveva lasciato una grande amica, mai convenzionale, sempre affettuosa. È un po’ della mia vita, e di tutti quelli della mia generazione, che se ne va».
Il ricordo più bello?
«Un’intervista terminata con un bel bacio. Faccio novemi­la chilometri per incontrarla a Beverly Hills e lei ci ripen­sa. Mi telefona: “Paolo? Non me la sento, scusami”. D’istinto, rispondo: “Vuoi di­re che non potrò né abbrac­ciarti, né baciarti?”. Lungo silenzio. Poi, a sorpresa: “Ok, ci vediamo al bungalow 3, alle 3”. Due ore di intervista e infine, mentre tento di dare un bacio al suo inseparabile cagnolino Sugar, mi prende la testa e mi dà lei un lungo bacio sulla bocca».
L’ultima volta che l’ha sen­tita?
«Quattro mesi fa, era già mol­to sofferente, il cuore faceva le bizze, fu una conversazio­ne molto amichevole, ma sentivo che non era la Liz solare di sempre. La sua salu­te era fragile da anni. La schiena, prima di tutto, e quintali di pillole per sop­portare il dolore. E poi l’in­sonnia, l’osteoporosi, anni fa un tumore al cervello che per fortuna si rivelò benigno, ma che l’ha lasciata comunque in uno stato confusionale e, come se tutto questo non ba­stasse, pure i problemi di cuore. Ieri a Los Angeles, la fine del calvario».
Vi siete mai incontrati a Milano?
«No. In città Liz è venuta raramente. L’ultima volta nel 2001 in occasione dei Tele­gatti. Era fine maggio, arrivò da Cannes a spettacolo già cominciato. Per la pioggia e lo sciopero degli aerei ci furo­no interminabili disguidi. Vestita tutta di bianco scintil­lante, camminando a fatica, fu premiata da Andrea Bo­celli per il suo contributo al cinema e per le sue opere umanitarie in particolare contro l’Aids. Mi aveva par­lato sempre di visite mordi e fuggi, veniva qui poi magari correva a godersi il mare di Portofino. I nostri incontri erano sempre americani».
Rimpianti?
«Stavamo concordando uno speciale tv sulla sua vita. Dal­la nascita, avvenuta in In­ghilterra da genitori america­ni, al mito, senza freni e sen­za segreti. Avevo già in mente le immagini migliori della sua carriera, da “Torna a casa Lassie” a “Cleopatra”, sul cui set incontrò Burton. Era un progetto che mi aveva propo­sto lei. Ora non mi resta che custodire nel mio cuore il ri­cordo di una grande amica e di una diva che non tornerà mai più».

 
Andrea Caglieris

 

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