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Il Borghese

E l’Europa se ne frega

Sui clandestini e i profughi che sono sbarcati, o sbarcheranno sulle nostre coste, abbiamo una sola certezza: saranno un problema nostro. Perché l’Europa come ha già fatto in passato, come sta facendo ora, non se ne occupa. Anzi, verrebbe da dire che se ne frega altamente. Come se l’Italia non fosse l’estrema appendice del continente, protesa nel Mediterraneo, ma uno qualunque degli stati membri. La premessa ci pare indispensabile per comprendere il significato del summit che il ministro dell’Interno Maroni ha organizzato con Regioni e Comuni per stilare un primo piano di emergenza capace di collocare almeno 50 mila fuggitivi.
Li chiamiamo così perché circoscrivere in questo numero, pur così elevato, solo i profughi dalle zone di guerra, sarebbe riduttivo, oltre che impossibile. In questo esercito ci sarà di tutto: basta considerare che, ad oggi e solo a Lampedusa, ne sono già arrivati 15 mila dall’inizio dell’anno. La maggior parte dei quali senza documenti di identità e dunque di etnia incerta. Tunisini, marocchini, pochi libici. Dunque dobbiamo aspettarci che le previsioni del ministero vengano travolte dalla realtà. Il che, come è chiaro a tutti, causerà problemi gravissimi. Ma non basta. Mentre si snocciolano le cifre dell’emergenza quello che non viene detto con chiarezza, ma sfumato con l’ambiguità tipica della diplomazia, è che tra loro vi possono essere – meglio dire, ci saranno – esponenti della malavita locale e terroristi. Quanti, di quale organizzazione, con quali obiettivi è impossibile anche solo ipotizzarlo. Il che ci porta ad un’altra considerazione: come ci difenderemo? Con quali sistemi l’intelligence è in grado di individuarli e di isolarli? Per ora, stando alle informazioni che filtrano, abbiamo una sola certezza: da Torino e dal Piemonte – e nulla si sa di ciò che accade in Lombardia – decine di poliziotti, carabinieri e finanzieri sono già stati destinati alle zone di frontiera sulle coste meridionali del Paese, Lampedusa compresa. Il che significa che in attesa dell’emergenza clandestini e profughi lasciamo il campo alla malavita organizzata che certo starà studiando il modo di tosare il gregge visto che le guardie vanno al mare. Peggio: da tempo si aveva il sospetto che dall’estero, tramite i phone center o money trasfer – chiamateli come volete – stessero arrivando soldi sporchi con l’obiettivo di finanziare attività illecite. Piccoli, costanti, numerosissimi versamenti a un piccolo esercito di fiancheggiatori di un esercito muto e invisibile. La polizia postale ha fiutato il pericolo, la guardia di finanza ha fatto il resto. E le prove, stando a quello che si riesce a sapere, ci sono: il flusso di denaro in ricevimento è aumentato. E negli ultimi mesi, quasi raddoppiato. Domanda lecita: dove va a finire il denaro? Il sospetto è che tra finanziamenti di nuove moschee, acquisti immobiliari e investimenti all’apparenza leciti, vi siano fondi destinati alle cellule in sonno della jihad islamica se non addirittura di Al Qaeda. Presenteremo il conto dei danni all’Europa che si preoccupa solo di farci togliere i crocifissi dalle scuole e dagli uffici pubblici? O dovremo, in assenza di forze dell’ordine mandate in frontiera, assoldare vigilantes e buttafuori? Le domande non ci sembrano solo provocatorie.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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