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Cronaca

Giappone, nuovo allarme a Fukushima. Oms: “Grave contaminazione del cibo”

Un nuovo aumento di pressione è stato registrato nel reattore 3 della centrale atomica di Fukushima, il più danneggiato dal terremoto. L’agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha fatto sapere che si sta valutando se intervenire con un’operazione di “areazione” per alleviare la pressione. Intanto sono stati riallacciati i cavi dell’elettricità a tutti e sei i reattori della struttura.
“Per ora non si può collegare (la mancanza di controlli) agli incidenti che si sono verificati. Dobbiamo ancora aspettare indagini accurate dopo la gestione della crisi”. Lo ha detto il funzionario dell’Agenzia per la sicurezza nucleare in Giappone, Ryohei Shiomi, in merito alla relazione su mancati controlli alle centrali. Tra i dispositivi mancanti a Fukushima, l’agenzia aveva segnalato i generatori di energia diesel nell’unità 3, le pompe per i reattori dell’unità 1 e 2 e l’impianto di generazione di energia per l’unità 4, già prima del sisma. L’agenzia ha detto che i generatori erano posti nei seminterrati, facilmente soggetti ad allagamento. La relazione risale al 2 marzo.

“Contaminazione alimentare”

L’ Organizzazione mondiale della sanità ha definito “grave” la contaminazione radioattiva di cibo in Giappone. Dopo la scoperta di radioattività in alcuni prodotti provenienti dalle zone vicine alla centrale nucleare danneggiata di Fukushima, a quattro prefetture giapponesi è stato ordinato di sospendere la distribuzione di latte e di due tipi di vegetali.

Gravi danni all’economia

Il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo scorso potrebbero costare all’economia giapponese 235 miliardi di dollari (circa 165 miliardi di euro), pari al 4% del Pil. Lo ha reso noto oggi la Banca mondiale nel suo ultimo rapporto sull’economia dell’Asia orientale e del Pacifico, sottolineando tuttavia che la ricostruzione potrebbe agevolare una rapida ripresa. La stima più bassa della Banca suggerisce un costo di 122 miliardi di dollari (86 miliardi di euro), pari al 2,5% del Pil. Secondo Vikram Nehru, responsabile della Banca mondiale per l’Asia, la catastrofe del Giappone potrebbe avere un impatto anche sul resto del continente, ma è troppo presto – ha osservato – per stimare i costi relativi all’intera area. “Nel futuro immediato, l’impatto maggiore si avrà sul commercio e la finanza”, ha aggiunto. Nel 1995 il terremoto di Kobe aveva portato a un rallentamento del commercio giapponese per qualche trimestre, ma un anno dopo l’importazione era tornato alla normalità e le esportazioni avevano raggiunto l’85% del dato precedente al sisma.

 

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