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Il Borghese

Italia bagnata, Italia fortunata

Domani piove. Bene, la nostra Italia sarà una sposa fortunata. Smettiamola, almeno una volta, di considerare sempre il bicchiere mezzo vuoto, smettiamola di litigare, di dividerci anche sull’orario di apertura dei negozi o sulla zona, aulica o meno, in cui sarà lecito fare shopping. Il 17 marzo è la festa dell’Unità d’Italia. Quella dei padri della Patria, dei patrioti, dei martiri e di tutti quelli che hanno dedicato la loro vita, magari senza clamore, a questo paese che appartiene a tutti noi. E ragioniamo sul senso di questa parola “unità”, che è l’esatto contrario di tante prese di posizione, dispettucci e piccole miserie che purtroppo sembrano atti  distintivi del nostro essere latini.

Diciamola tutta: la nostra classe dirigente non ci offre un gran esempio, sempre pronta ad azzuffarsi per un nonnulla, mentre la gente comune avverte quel fremito di emozione che poi si traduce nell’esporre le bandiere, nell’inserire l’inno di Mameli come suoneria del cellulare, nell’avvicinarsi a quelle figure che sono state statiche immagini sui libri di scuola e che oggi tornano in vita. Cavour, Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele II sembrano di nuovo fra noi, in una immensa fiction dove il Risorgimento si fonde con il desiderio di un futuro che, ora come allora, torni ad essere pieno di prospettive e prosperità. Vediamola così questa festa nazionale che molti hanno mal digerito ed altri hanno immediatamente trasformato in un’occasione per fare il ponte, struttura ideale per le menti italiche, segno che l’arte di tagliare le lezioni una volta imparata non si scorda più, anche quando si hanno responsabilità di lavoro.

Mi piacerebbe una festa in cui si riscoprono i musei che, tra l’altro, sono carichi di testimonianze straordinarie oltre che esaltanti, le strade delle nostre città, così imbandierate, le ricette della tradizione e i valori dei nostri padri che sono in sostanza quelli su cui si fonda la nostra Repubblica. Se oggi godiamo di una libertà che spesso diamo per scontata come un bene acquisito, lo dobbiamo anche ai martiri che hanno sacrificato la vita, agli statisti che oggi rivivono nei palazzi antichi, ai giovani che vestendo una divisa hanno scritto la parola Patria con il loro sangue. Sembrano parole retoriche, eppure sono convinto che nessuno resterà sordo al loro significato profondo. Pioverà? E che piova, non saranno certo poche gocce a spegnere il nostro ritrovato entusiasmo. Buon compleanno Italia.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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