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Il Borghese

La colpa di invecchiare

Anime sole. Che vivono una vecchiaia triste, infarcita di ricordi, tra vecchie cose e pochi soldi, meno di quanti servirebbero per arrivare a fine mese. Porte chiuse, pianerottoli senza un fiore, una pianta, con le pareti scrostate e un persistente odore di umido. A tirare avanti così, a Torino sono più di tremila. Solo nelle case popolari. E hanno quasi tutti più di ottant’anni.

Li abbiamo dimenticati perché non reclamano, non scendono in piazza e si rifugiano nel silenzio. Anime sole, che temono tutto, hanno paura dei nuovi inquilini, dei ladri e dei truffatori che spesso abusano della frenesia di qualcuno che vuole scambiare qualche parola con un estraneo che rompe il silenzio assordante delle loro vite. Capita così che in questi contesti degradati qualcuno possa morire e addirittura mummificarsi senza che i vicini si accorgano della sua assenza. Anche se la buca delle lettere trabocca di buste e di giornali.
Anche se lo scricchiolio del battente che si apre e si chiude è scomparso da tempo. Una tragedia della solitudine che ci fa scoprire un mondo sconosciuto. Fatto di ricordi di quando i bambini giocavano felici in cortile, le mogli si scambiavano le ricette per condire la pasta e i pianerottoli erano pieni di gerani. È rimasto solo il prete a salire quelle scale, la politica è assente da tempo, i volontari fanno quello che possono. Ma senza aiuti e senza soldi. Anche questa è Torino. Una città dove essere vecchi, o solo anziani, può diventare una colpa.
fossati@cronacaqui.it

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