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Cronaca

Cogne, i capelli di Samuele in mezzo al giallo dell’Olgiata

Che ci fanno i capelli del piccolo Samuele Lorenzi in mezzo ai reperti del delitto dell’Olgiata? Cosa c’entra l’omicidio di un bimbo di tre anni con quello della contessa Alberica Filo della Torre (foto)?

Sono domande che paiono assurde, ma che occorre porsi dopo la scoperta che alcuni reperti del caso di Cogne sono finiti, in qualche modo, nello scatolone relativo al caso dell’Olgiata, risalente al 1991. A puntare i riflettori sulla vicenda è stata ieri sera la trasmissione “Chi l’ha visto”, il popolare programma tv condotto da Federica Sciarelli in onda su Rai 3. Tutto sarebbe nato con l’istanza di riapertura del caso presentata da Pietro Mattei, marito della nobildonna. E tra i reperti sarebbero saltati fuori delle «formazioni pilifere» sconosciute. La comparazione del Dna ha permesso di attribuirle a Samuele. Ma come ci sono finite in quello scatolone?

“Chi l’ha visto” ha invitato a intervenire durante la trasmissione la biologa e genetista Marina Baldi, che assieme al biologo Francesco Fiorentino ha curato la consulenza scientifica per l’istanza di riapertura dell’inchiesta cercando di sottoporre le prove raccolte ai nuovi test scientifici disponibili. Una procedura che viene seguita ormai abitualmente in quelli che si definiscono “cold case”, soprattutto quelli risalenti all’epoca in cui non si effettuava il test del Dna. E’ in questo momento che potrebbe essersi verificata la “contaminazione” fra i due casi? Un elemento comune alle due vicende, in effetti, c’è. Si tratta della presenza dell’identico perito, l’esperto di Dna Vincenzo Pascali, docente alla Cattolica di Roma. Il professore (che nel caso Cogne è costato alla macchina della giustizia oltre 40mila euro per una perizia sul sangue depositato sotto gli zoccoli della Franzoni), raggiunto telefonicamente, ha preferito non commentare.

L’interrogativo più grave da porsi, però, è un altro. Questo scambio fortuito, se di scambio si tratta, potrà avere conseguenze sulle due vicende? In particolare per quella della Franzoni che, mentre è ancora in corso il processo per calunnia, potrebbe essere riaperta solo con l’istituto della revisione processuale. Circostanza che abbisogna, però, di nuovi elementi probatori. O di gravi irregolarità riscontrate nel corso del procedimento.

Thomas Ponte

 

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