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Cronaca

La Libia brucia: “Mille morti a Tripoli, stop alle forniture di gas in Italia”

Parlamento in fiamme, raid aerei sui manifestanti, dimissioni di ministri e voci di un golpe imminente. La Libia è sprofondata nel caos, e mentre il vice-ambasciatore di Tripoli parla di “genocidio” e invoca un intervento internazionale per porvi fine, sale l’allerta in Italia. Questa mattina, l’aviazione avrebbe lanciato altre bombe sulla folla scesa in strada contro il leader libico, e i morti sarebbero almeno mille soltanto a Tripoli.  A riferirlo è il presidente della Comunità del mondo arabo in Italia (Comai) Foad Aodi, che è in costante contatto, da Roma, con alcuni testimoni in Libia. «Manca l’energia elettrica e i medicinali negli ospedali», ha riferito ancora Aodi, che ha rivolto un appello al governo italiano affinchè si mobiliti “per un aiuto economico e con l’invio di medicinali in Libia”.

Un altro messaggio in tv
Intorno alle 15, la tv si Stato ha annunciato che Gheddafi, dopo il videomessaggio della notte scorsa in cui ha confermato di trovarsi a Tripoli e non in Venezuela, tornerà in tv a breve e terrà un altro discorso.

Massima allerta in Italia

In tutte le nostre basi militari il livello di allarme è massimo. E diversi elicotteri dell’Aeronautica militare e della Marina, ieri pomeriggio, hanno ricevuto l’ordine di spostarsi verso il sud. Fonti della Difesa italiana hanno confermato da Abu Dhabi, dove si trova in visita ufficiale il ministro Ignazio La Russa,  l’innalzamento del livello di allerta. La decisione è stata presa dopo l’atterraggio a Malta di due aerei e due elicotteri libici. Allertati al “massimo livello di prontezza” gli stormi dell’Aeronautica militare di Trapani e Gioia del Colle, da cui partono i caccia che hanno il compito di intercettare velivoli entrati senza autorizzazione nello spazio aereo nazionale. Sia da Gioia del Colle (con gli Eurofighter) che da Trapani (con gli F16), tutti gli equipaggi sono così pronti a decollare immediatamente, se necessario, per neutralizzare eventuali minacce aeree.

Borsa in calo, petrolio alle stelle
Gli effetti della crisi che sta investendo i Paesi arabi, in ogni caso, si sono già fatti sentire in Borsa (tutte le piazze europee hanno chiuso in rosso, Milano ha perso il 3,59%), e sul prezzo del petrolio, che ora rischia di schizzare alle stelle con quello dei carburanti.

Stop al gas
Intanto, a Nalut, pochi chilometri dalla Tunisia, i manifestanti minacciano di fermare l’afflusso di gas verso l’Italia chiudendo il gasdotto che passa proprio per la loro provincia. In un messaggio pubblicato sul sito Internet del gruppo di opposizione«17 febbraio», si legge che rivolgendosi «all’Unione Europea, e in particolare all’Italia, la gente di Nalut ribadisce di far parte di un popolo libico libero e, dopo il vostro silenzio riguardo le stragi compiute da Gheddafi, ha deciso che interromperà dalla fonte l’afflusso di gas libico verso i vostri paesi, chiudendo il giacimento di al-Wafa che attraverso la nostra zona porta il gas verso l’Italia e il nord Europa, passando per il Mediterraneo». I manifestanti di Nalut sostengono di aver preso questa decisione «perché voi non avete fermato lo spargimento di sangue della nostra gente e del nostro caro paese avvenuto in tutte le città libiche. Per noi il sangue libico è più prezioso del petrolio o del gas». Il messaggio è firmato «la gente delle zone occidentali dalla regione di Nalut». 

Bombe sulla folla
Da Twitter e dalle tv arabe non sottoposte alla censura del regime, intanto, arrivano a fatica notizie su ciò che sta accadendo davvero in Libia. Avere informazioni certe non è possibile, ma secondo Al Jazeera, nella sola giornata di ieri, ci sarebbero stati  250 morti. A Tripoli,  dove prosegue la “caccia ai dimostranti” da parte dei “comitati” filo-governativi, l’aviazione avrebbe sganciato bombe sulla folla e i raid sarebbero ripresi questa mattina

Ma il regime vacilla
Il regime di Gheddafi, però, vacilla sempre di più. Per tutta la giornata si sono rincorse voci (senza conferma) di una fuga del leader in Venezuela, e anche all’interno delle istituzioni si notano i primi cedimenti. Il ministro della giustizia, Mustafa Mohamed Abud Al Jeleil,  ha dato le dimissioni. E all’interno dell’esercito vi sarebbero grandi tensioni, al punto da poter prevedere che il capo di stato maggiore aggiunto, El Mahdi El Arabi, possa dirigere un colpo di stato militare contro Gheddafi per mettere fine ai disordini. I manifestanti, intanto, sono riusciti a raggiungere i luoghi simbolo del potere e hanno dato fuoco alla sede del governo e del Parlamento.  Aumentano naturalmente i timori per i nostri connazionali in Libia, ma la Farnesina sta valutando un rafforzamento delle tratte aeree da e per Tripoli per favorirne il rientro.

Gheddafi con l’ombrello: “Sono a Tripoli”
Apparizione lampo per Muammar Gheddafi: la notte scorsa è comparso per appena 22 secondi sulla tv libica per annunciare di persona di non essere fuggito in Venezuela e di trovarsi a Tripoli. Il rais ha smentito la fuga e ha confutato quelle che ha definito “malevole insinuazioni” dei media occidentali. “Vado ad incontrare i giovani nella piazza Verde. E’ giusto che vada per dimostrare che sono a Tripoli e non in Venezuela: non credete a quelle televisioni che dipendono da cani randagi”, ha detto il colonnello facendo riferimento alle informazioni diffuse ieri da numerose tv e media internazionali sulla sua presunta fuga. Le immagini diffuse dalla tv libica mostravano il colonnello Gheddafi con un mantello e un ombrello in mano mentre saliva a bordo di un fuoristrada nella sua residenza-caserma di Bab Al Azizia.

Un scritta in sovrimpressione spiegava che “in un incontro in diretta con la rete tv satellitare Al Jamahiriya, il fratello leader della rivoluzione ha smentito le insinuazioni dei network malevoli”. Il ministro degli esteri britannico, William Hague, aveva dichiarato ieri a margine di una riunione a Bruxelles che Gheddafi aveva probabilmente abbandonato il suo Paese per far rotta verso il Venezuela.

Vertice a Palazzo Chigi
Oggi a Palazzo Chigi ci sarà un vertice tra il premier e i ministri dell’Interno, degli Esteri, della Difesa e dello Sviluppo economico sulla crisi libica e sull’immigrazione. Riunione anche del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Stamattina parte per Tripoli un primo volo speciale per il rientro degli italiani. ” Un aereo C130 dell’Aeronautica Militare “é pronto a partire dall’Italia per rimpatriare un centinaio di connazionali che si trovano a Bengasi”, ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, parlando con i giornalisti ad Abu Dhabi, dove si trova in visita ufficiale.

 

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