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Il Borghese

«Ho visto le due gemelline a Torino»

Ci sono due angeli biondi per cui trepida l’intera Italia. Sono Alessia e Livia, le gemelline di 6 anni inghiottite dal buio nato dalla mente del loro padre Matthias Schepp, prima che quest’ultimo terminasse la propria esistenza nello sferragliare di un Intercity in una stazione pugliese. Marsiglia, Cerignola, la Corsica. E ora anche Torino. E probabilmente Milano. Gli avvistamenti di Alessia e Livia si susseguono, si moltiplicano, alle volte portando con sé elementi che paiono incontrovertibili, ma che in realtà erano già stati resi noti dai media. E c’è chi, in perfetta buona fede, spera di averle viste, perché significherebbe che sono vive, che la follia di un adulto non ha distrutto la gioia della loro vita appena sbocciata. «Può essere – si chiede un anonimo lettore che ha mandato in redazione un testo dattiloscritto – che nelle mie consuete passeggiate di pensionato abbia visto le gemelline? Non sono sicuro, ma venerdì 4 o sabato 5/2, verso le 12.45, in via San Massimo, ho notato dirimpetto alla caserma una station wagon con targa svizzera. Più avanti ho notato un signore vestito di colore beige, con gli occhiali, che accompagnava due bimbe molto somiglianti a quelle della Tv». Possibile che il pensionato abbia visto le gemelle ancora con il padre? In realtà, sappiamo bene tutti che Matthias Schepp si era ucciso il giorno prima. E se fossero state con altre persone, magari quelle cui le aveva affidate il padre? L’anonimo lettore riferisce anche di aver notato una donna vestita di bianco, poco distante da loro. «Non costa nulla controllare» scrive, invitando a verificare le registrazioni delle telecamere di sorveglianza, della Ztl. Telecamere, proprio come quelle che, a Marsiglia o in Corsica, finora non sono servite a sciogliere l’enigma.
Ma questo anonimo lettore non è l’unico, di certo. Perché in molti sono pronti a testimoniare di averle viste. In molti vorrebbero aiutare gli investigatori. Perché ci sono storie, in questo Paese che riesce a dividersi e a far polemica persino sul giorno di festa per la celebrazione dell’unità nazionale, che uniscono. Più della Nazionale, perché qui non è questione di oriundi, di bandiere o di talenti. Le due gemelline, come Yara, come il piccolo Tommaso Onofri, persino come Samule: angeli adottati da un Paese intero, storie vissute, di sofferenza condivisa, persino al di là del gossip mediatico, della mitomania. Storie di speranza, in fondo: perché non ci si arrende e non ci si rassegna, alle volte, non si accetta di farlo in quelle vicende in cui la crudeltà dell’uomo appare veramente troppa per le nostre menti e i nostri cuori. E allora, come dice il nostro buon lettore, «non costa nulla controllare».
andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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